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S.A. 10:47
A Sassari il primo Centro antiviolenza per le donne
C’è il sì del consiglio comunale: a Sassari il primo centro antiviolenza in emergenza. Grazie al milione e mezzo di finanziamento regionale, sarà immediatamente realizzato il restyling dell’immobile, che sarà poi arredato


SASSARI - Un centro di accoglienza in emergenza, destinato a ospitare tutte quelle donne vittime di violenza che non hanno i requisiti per accedere alle case rifugio, per accompagnare ciascuna di loro a muovere i primi passi verso l’emancipazione dalla violenza e il raggiungimento dell’indipendenza, economica e non solo. Il consiglio comunale ha detto sì al progetto del settore Politiche e servizi di Coesione sociale e Pari opportunità, illustrato in aula dall’assessora Lalla Careddu. La scelta colma un gap particolarmente avvertito: allo stato attuale, le Case di accoglienza accolgono esclusivamente donne che scelgono di intraprendere il percorso di fuoriuscita dalla violenza e che non si trovino in situazioni di disagio psichico, di disabilità gravi, di dipendenze, di provvedimenti dell’autorità giudiziaria o di figli con particolari situazioni di svantaggio e di fragilità. Risulta così particolarmente critica l’attività di accoglienza in emergenza delle donne vittime di violenza che, pur avendo necessità di messa in protezione immediata, non hanno tali requisiti.

Rispondendo al bando regionale, il Comune di Sassari si è così candidato a ospitare una delle strutture previste nell’isola, proponendo la città come hub di un sistema di accoglienza e assistenza che già prevede una Casa rifugio e un Centro antiviolenza. Un luogo di prima accoglienza, dove restare fino a un massimo di 30 giorni per essere assistite nella valutazione del bisogno e nell’individuazione del più adeguato percorso da compiere. La struttura, sulla cui ubicazione sarà tenuto il massimo riserbo per ovvie ragioni di opportunità e di tutela delle ospiti, è stato individuato grazie alla collaborazione tra Servizi sociali e Lavori pubblici. Grazie al milione e mezzo di finanziamento regionale, sarà immediatamente realizzato il restyling dell’immobile, che sarà poi arredato. Nel frattempo gli uffici stanno valutando quale sia la soluzione preferibile per garantire la migliore gestione della casa.

«Si tratta di un ulteriore tassello lungo un percorso intrapreso al fine di promuovere a Sassari l’inclusione di chi è ai margini, di chi è svantaggiato, puntando a garantire la tutela dei diritti delle persone più fragili e a iniziare da chi è vittima di violenza», dichiara l’assessora Lalla Careddu, che domattina tornerà sull’argomento anche nel corso dell’audizione dinanzi alla competente commissione, presieduta dalla consigliera Vannina Masia. «L’assenza di una struttura del genere rappresentava un vulnus all’interno di un quadro di servizi che non vuole lasciare fuori nessuno», aggiunge Careddu. «In questo modo siamo in grado di rispondere all’emergenza, con tempestività – conclude l’assessora – e di assicurare a chiunque la possibilità di intraprendere un percorso di emancipazione materiale e morale».
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