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Red 27 agosto 2018
«Mater Olbia da fermare, sanità pubblica da valorizzare»
«Non possiamo permettere che una classe politica servile continui a distruggere il sistema sanitario regionale sardo. Si stanno favorendo interessi economici privati che intendono lucrare sul bisogno di salute dei sardi», dichiarano i rappresentanti di Autodeterminatzione


OLBIA - «La riforma sanitaria della Giunta Pigliaru, nata per rispondere alle esigenze di maggiore qualità e di razionalizzazione delle risorse economiche si è tradotta nel taglio dei servizi, nell’allungamento delle liste d’attesa e nel finanziamento di una struttura privata: il Mater Olbia». Inizia così l'intervento dei rappresentanti di Autodeterminatzione, con focus sul nord dell'Isola. Secondo il movimento, le maggiori conseguenze della costituzione della nuova struttura saranno a carico delle casse della Regione autonoma della Sardegna (i costi ammontano a circa 200milioni di euro solo per l’avvio) e dei servizi sanitari pubblici del nord dell'Isola, «che subiranno una drastica riduzione dei posti letto e la chiusura di diverse strutture ospedaliere pubbliche. Strutture in grado di funzionare con ottimi livelli di qualità se dotate di adeguate risorse».

Autodeterminatzione sottolinea come il Mater Olbia sia un ospedale privato convenzionato, quindi finanziato con soldi pubblici. «Per far posto a questa megastruttura, sono stati ridotti i posti letto degli ospedali del nord Sardegna e altre riduzioni sono state previste in una bozza di Delibera di Giunta regionale che ha iniziato a circolare a fine luglio. Se venisse approvata definitivamente l’apertura del Mater Olbia con le conseguenti drastiche riduzioni dei posti letto degli altri ospedali, pagheremmo per decenni i danni irreversibili a carico delle strutture pubbliche dei territori intorno a Sassari e Olbia. Assisteremmo ad una progressiva riduzione dei servizi sanitari territoriali con penalizzazione ulteriore delle zone interne; meno servizi equivarranno a dare un ulteriore spinta allo spopolamento dei paesi e soprattutto ad abbandonare qualsiasi tentativo di riconversione delle strutture esistenti. Si creerà così una frattura difficilmente sanabile tra richiesta di salute e risposta pubblica efficace ed efficiente».

Per questi motivi, Autodeterminatzione dice un “no” convinto all’apertura del Mater Olbia, perché ritiene che si debba incrementare la qualità dei reparti ospedalieri pubblici esistenti, dando maggiori risorse economiche e strutturali ai tanti professionisti seri e preparati, che continuano ad operarvi con abnegazione e spirito di sacrificio, spesso burocraticamente ostacolati o inascoltati nelle loro richieste. «E’ necessario, al contrario, agire per creare una rete ospedaliera regionale pubblica capace di servire la popolazione sarda in modo capillare, organizzando servizi essenziali territoriali più vicini alla gente e razionalizzando le risorse al fine di migliorare la qualità dell’assistenza erogata».

«Sentiamo il dovere di essere vicini ai tanti lavoratori della Sanità pubblica, che quotidianamente operano in situazioni di disagio e di stress psico-fisico, in ambienti di lavoro che non sembrano programmati ad assolvere la richiesta di salute della popolazione. E allo stesso tempo siamo vicini a coloro che nel richiedere risposte del loro stato di salute, quotidianamente si scontrano con un elefantiaco sistema burocratico che ne ostacola l’erogazione (liste d’attesa, ricoveri programmati, pagamenti ticket, visite ambulatoriali, Cup). Un’altra Sanità è possibile, anche in Sardegna», concludono i rappresentanti di Autodeterminatzione.
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«Ora è fondamentale dare continuità a questo percorso - dice Valdo Di Nolfo. La sanità si migliora lavorando insieme, senza alimentare divisioni, mettendo al centro i bisogni delle persone perché il diritto alla salute di tutte e tutti non può avere colore politico».



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