Archeologia, tutela e grandi progetti museali protagonisti a Cabras per un festival da record. La cultura diventa racconto identitario e apertura internazionale per la Sardegna. Questa sera, alle ore 21, al Teatro di Tharros il gran finale del Festival dell’Archeologia con “Carmina Burana – Il Tributo a Ennio Morricone e Carl Orff live”, tra orchestra, coro e solisti per un evento che unisce musica e paesaggio
CABRAS – Penultima tappa del Festival Internazionale dell’Archeologia con una serata dedicata alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, confermando per l’edizione 2026 un nuovo successo di pubblico. Una partecipazione crescente ha segnato l’intera manifestazione, a dimostrazione di un interesse sempre più forte e diffuso verso l’archeologia e i temi della memoria storica legata al patrimonio culturale dell’isola e non solo. A fare da cornice all’evento finale è stato ancora una volta il Nuovo Parco del Museo Civico "G. Marongiu", dove un programma ricco e articolato ha intrecciato archeologia, attualità e grandi progetti espositivi di respiro nazionale e internazionale, sotto la conduzione di Ambra Pintore.
Il confronto si è aperto con una riflessione sul tema della tutela e valorizzazione dei beni culturali con Elena Anna Boldetti (Soprintendente SABAP per l’Area Metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna), Monica Stochino (Soprintendente SABAP per le province di Sassari e Nuoro) e Anthony Muroni (Presidente della Fondazione Mont’e Prama) che hanno evidenziato il ruolo cruciale della tutela istituzionale e della sensibilizzazione pubblica nella difesa del vasto patrimonio culturale del nostro paese. La collaborazione tra le istituzioni e il coinvolgimento delle comunità rimangono un punto centrale della difesa e della salvaguardia di beni che sono costantemente minacciati dalla criminalità e anche dalla scarsa conoscenza della storia. In questo senso, la sensibilizzazione e la comunicazione svolgono un ruolo particolarmente sensibile per raggiungere la piena tutela di un patrimonio vasto e complesso.
Ampio spazio è stato poi dedicato alle attività espositive della Fondazione Mont’e Prama, a partire dal lavoro di ricomposizione del corpus statuario del sito di Cabras, un’operazione che continua a restituire unità e leggibilità a uno dei complessi archeologici più significativi del Mediterraneo. Il tema ha offerto anche l’occasione per riflettere sulla gestione e valorizzazione del patrimonio identitario del territorio. Il sindaco Andrea Abis ha ricordato come la riunificazione dei Giganti sia stata preceduta da un percorso non facile, "una storia di eventi e vicissitudini" caratterizzata da momenti difficili e anche di contrapposizione come la questione del rientro a Cabras delle statue esposte a Cagliari. Tutto questo per ribadire un semplice concetto: il patrimonio deve rimanere nel luogo dove viene scoperto. Il presidente della Fondazione Anthony Muroni, dal canto suo, ha affermato di essere sempre stato ottimista sulla possibilità di riunificazione del complesso statuario che, del resto, è uno dei cardini sui quali è basata la nascita e l’esistenza stessa della Fondazione. Una fiducia basata anche su un impegno sottoscritto in modo solenne e formale dalle Istituzioni e, come tale, con una portata morale non trascurabile.
Muroni, evidenziando il fatto che non sempre le tempistiche possono essere scontate e rispettate, ha voluto ringraziare l’ex ministro Dario Franceschini e l’attuale in carica Alessandro Giuli, il primo per aver preso nel 2021 l’impegno di riportare i Giganti a Cabras, il secondo per aver agevolato la chiusura di un cerchio che ora è una realtà visibile dal pubblico di tutto al mondo. Il direttore scientifico della Fondazione Mont’e Prama, l’archeologo Luca Cheri, ha illustrato la ratio che ha ispirato la nuova sistemazione del complesso riunito dei Giganti nella sala del paesaggio. Una sistemazione che non vuole trasformare le statue in feticcio e che non cerca effetti speciali: il tutto risponde alla logica della essenzialità, della coerenza e a quella che poteva essere una possibile sistemazione originaria. L’obiettivo è lasciare il visitatore libero di dialogare con la singola statua, quasi un rapporto intimo ed emozionale con qualcosa che fa parte di un territorio, di una comunità e di una storia comune.
La serata ha quindi proposto un viaggio tra grandi progetti museali e mostre in corso. "Tyrrhenòs e Sardò", dedicata ai rapporti tra mondo etrusco e civiltà nuragica, ha messo in luce le connessioni culturali tra popoli del Mediterraneo antico in un percorso affascinante che ha visto alternarsi le riflessioni di Paolo Giulierini (archeologo, etruscologo, Direttore del Museo di Cortona, Direttore scientifico della mostra), Daniele Maras (archeologo, etruscologo, Direttore del MAN di Firenze), Raimondo Zucca (archeologo, epigrafista, già professore Università degli Studi di Sassari), Giorgio Murru (archeologo, storico, Fondazione Mont’e Prama, Direttore del Menhir museum di Laconi), e Anna Paola Delogu (archeologa, Fondazione Mont’e Prama).
L’esposizione "Tharros. Time Upon Time", ospitata al Museo Diocesano Arborense di Oristano, racconta la complessa stratificazione storica di uno dei siti più emblematici della Sardegna attraverso un allestimento contemporaneo e un linguaggio accessibile, capace di coinvolgere anche il pubblico più giovane. La mostra, visitabile fino a ottobre, è stata illustrata da Silvia Oppo (architetto e direttrice del Museo Diocesano Arborense), da Luca Cheri (archeologo e direttore scientifico della Fondazione Mont’e Prama nonché curatore del progetto espositivo, e da Ilaria Orri (archeologa della Fondazione Mont’e Prama e co-curatrice). Un percorso che intreccia ricerca scientifica e divulgazione, valorizzando il patrimonio culturale con un approccio innovativo e inclusivo.
A chiudere il percorso, il progetto "Sardegna Isola Megalitica – Barcellona", testimonianza della diffusione internazionale della cultura nuragica e del crescente interesse europeo verso il patrimonio sardo. Un racconto articolato con le testimonianze di Viviana Pinna (archeologa, Fondazione Mont’e Prama, Curatrice dell’Area Archeologica di Mont’e Prama), Stefano Giuliani (archeologo, DRM, Direttore dell’Antiquarium Turritano), Manuela Puddu (archeologa, responsabile dell’Ufficio Didattica Educazione e Ricerca del MAN di Cagliari) e Nicoletta Buffon (Amministratore delegato di Villaggio Globale International). A scandire i diversi momenti dell’incontro, l’intervento musicale dell’Angelica Perra Trio, che ha proposto estratti dallo spettacolo "Parole di Pietra", omaggio a Maria Lai. Un accompagnamento sonoro essenziale e suggestivo, che ha legato la dimensione del racconto culturale a quella artistica, rafforzando il filo conduttore della serata tra memoria, identità e contemporaneità.
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