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S.A. 12:03
«Carriere dei dipendenti algheresi nel cestino»
E’ l’ex sindaco di Alghero Mario Conoci ad attaccare l’attuale amministrazione cittadina sui nuovi criteri utilizzati per le progressioni di carriera dei dipendenti comunali: «la Commissione ha ampi margini discrezionali che prima non aveva. Dunque il problema politico rimane, ed è enorme»


ALGHERO - «Mentre la procedura per le verticalizzazioni (ovvero le progressioni di carriera) in deroga, ovvero quelle aperte a tutti i dipendenti, è sospesa nel nulla da mesi senza spiegazioni, c’è qualcosa che non convince affatto nella nuova disciplina delle progressioni verticali ordinarie (per laureati) del Comune di Alghero. E non è soltanto una questione di regolamenti, punteggi o procedure. È una questione di rispetto per il lavoro e per la professionalità dei dipendenti comunali. Il precedente sistema aveva una logica precisa: valorizzare il percorso professionale costruito dentro l’Amministrazione, l’esperienza maturata, l’anzianità, i titoli, le competenze e il lavoro concretamente svolto. Il nuovo sistema cambia radicalmente prospettiva. E non si dica che lo prevede la legge o i contratti collettivi». E’ l’ex sindaco di Alghero Mario Conoci ad attaccare l’attuale amministrazione cittadina sui nuovi criteri utilizzati per i dipendenti comunali. E specifica: «Per una progressione come quella appena bandita per un Funzionario Tecnico, 60 degli 80 punti complessivi, cioè il 75%, vengono attribuiti attraverso una prova scritta e un colloquio. E nel colloquio entrano anche valutazioni relative a motivazione, attitudine, autonomia, capacità relazionali, problem solving e capacità organizzative. Vorrei proprio leggere i verbali della commissione per capire come verranno analizzate e valutate. Quindi la Commissione ha ampi margini discrezionali che prima non aveva. Dunque il problema politico rimane, ed è enorme. Si è scelto di spostare il peso della selezione dagli elementi oggettivamente maturati dal dipendente alla valutazione della Commissione».

Secondo Conoci «questo significa ridimensionare proprio ciò che dovrebbe costituire il patrimonio più importante di un dipendente interno: la conoscenza dell’Amministrazione, l’esperienza concreta, le responsabilità assunte, le competenze costruite negli anni e la professionalità dimostrata sul campo. Nel nuovo sistema, la sua incidenza è diventata marginale: il servizio svolto vale al massimo 5 punti e titoli, incarichi e curriculumaltri 5. Il resto, ben 60 punti su 80, passa attraverso le prove valutate dalla commissione È un cambio di metodo che toglie trasparenza e inserisce discrezionalità!». L’ex sindaco insiste: «se un dipendente ha dedicato dieci, quindici o vent’anni della propria vita professionale al Comune, acquisendo competenze e svolgendo concretamente le funzioni che oggi gli si chiede di svolgere a un livello superiore, quella esperienza dovrebbe essere il cuore della valorizzazione professionale, non un elemento residuale. Altrimenti si manda ai dipendenti un messaggio devastante: quello che avete fatto negli anni conta poco o nulla; ma attenzione! ciò che conta davvero è come la Commissione vi valuterà oggi». Per questo motivo l’ex primo cittadino incalza i sindacati: «è proprio su questo che mi aspetterei una presa di posizione chiara delle rappresentanze sindacali. Perché la tutela della professionalità è anche il riconoscimento della storicità professionale, dell’esperienza e del contributo che ciascun dipendente ha dato all’Amministrazione. Con questo nuovo regolamento invece la commissione potrebbe selezionare anche l’ultima o ultimo arrivato, magari con pochissima esperienza scavalcando professionalità consolidate e collaudate negli anni. Su questo staremo attentissimi.»

Di più: Conoci si sofferma su un’altra questione altrettanto grave: «le progressioni vengono programmate e bandite per specifiche posizioni e specifici settori. La prima procedura appena pubblicata riguarda, ad esempio, un solo Funzionario Tecnico destinato ad uno specifico servizio: Tutela e Valorizzazione dell’Ambiente. Anche questa scelta merita una riflessione. Ormai tutti hanno capito che l’arte che piace di più a questa Amministrazione è quella della fotografia. Tanto che sembra essere stata trasferita negli atti e nelle procedure amministrative. Ma questa è un’arte che comporta dei rischi. Soprattutto quando c’è qualcuno che quegli atti li sa leggere e riesce a farli uscire dalla camera oscura del burocratese, trasformandoli da negativo in positivo. Cioè rendendoli trasparenti. Perché restringere la procedura al singolo settore e alla singola posizione significa inevitabilmente restringere il bacino dei dipendenti che possono concorrere e legare la selezione alle caratteristiche di quello specifico servizio. Escludendo tutti gli altri. E allora una domanda è inevitabile: se all’interno di un’Amministrazione esiste la possibilità – e, secondo l’organizzazione dell’ente, la necessità – di utilizzare e ruotare le professionalità nei diversi servizi, perché non costruire procedure realmente aperte a tutto il personale dell’Amministrazione in possesso dei requisiti, anziché procedere attraverso bandi così strettamente legati ai singoli settori e quindi, molto probabilmente, rivolti a pochissime se non singole persone? Mi domando cosa succederebbe se in un settore un solo dipendente avesse i requisiti e facesse domanda. Vedremo!»

«Una logica c’è di certo, ma non sono sicuro la possano spiegare. Sto dicendo che più si restringe il campo della competizione a uno specifico settore, più diventa importante spiegare pubblicamente la logica con cui quella posizione è stata individuata e perché proprio quella professionalità debba essere ricercata in quel modo. Perché il punto, alla fine, è uno solo. Una progressione interna dovrebbe essere prima di tutto uno strumento per valorizzare tutte le professionalità che l’Amministrazione ha già costruito al proprio interno. Non uno strumento nel quale l’esperienza accumulata negli anni viene mortificata e il risultato viene affidato prevalentemente alla valutazione discrezionale di una Commissione. E su questo credo che anche i sindacati debbano interrogarsi. Perché mortificare la professionalità significa, alla fine, mortificare le persone che quella professionalità hanno costruito lavorando per il Comune. E questa, prima ancora che una questione regolamentare, è una questione di rispetto ed per i dipendenti e per il loro lavoro ma anche di trasparenza ed equità delle procedure amministrative. E, si sa, quello della selezione e scelta del personale è un ambito da sempre sottoposto a grandissima attenzione, da parte di molti soggetti, nel quale la trasparenza viene prima di tutto. Insomma un’altra vicenda da seguire attentamente» conclude.

Nella foto: Mario Conoci
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