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Tore Piana 7:46
L'opinione di Tore Piana
Sassari perde negozi, identità e lavoro


Negli ultimi tredici anni anche Sassari è stata colpita da una desertificazione commerciale progressiva e oggi sempre più evidente. I dati dell’analisi della CCIAA del Nord Sardegna confermano un fenomeno nazionale, ma a Sassari assume contorni ancora più gravi per precise scelte urbanistiche e politiche locali. Un caso emblematico è quello di Predda Niedda, trasformata negli anni da area industriale e artigianale in una gigantesca zona commerciale. Una riconversione mai governata, che ha favorito la concentrazione di grandi superfici di vendita, con una massiccia presenza di attività gestite da operatori cinesi, dove si trova letteralmente di tutto, a prezzi spesso insostenibili per il piccolo commercio cittadino. A rendere il confronto ancora più squilibrato è un elemento tutt’altro che secondario: a Predda Niedda i parcheggi sono gratuiti, ampi e facilmente accessibili, mentre nel centro storico di Sassari parcheggiare è difficile, costoso e scoraggiante. Una disparità che ha spinto migliaia di cittadini ad abbandonare i negozi di prossimità per spostare i consumi fuori dal cuore urbano.

La situazione è destinata a peggiorare ulteriormente con l’imminente apertura di Leroy Merlin, che renderà ancora più marcato il drenaggio di clienti, fatturato e occupazione verso l’area di Predda Niedda, a discapito del commercio tradizionale e delle piccole imprese locali.
Nel frattempo il centro storico viene lasciato in una condizione di decadenza che appare sempre più come una scelta voluta: quasi come un’area delimitata, dove concentrare il disaggio di un’area urbana. Sassari Citta Metropolitana oggi appare quella città dalle serrande abbassate, locali sfitti, edicole quasi scomparse, negozi di abbigliamento, calzature, ferramenta e mobili in chiusura, commercio ambulante ridotto ai margini. Senza interventi strutturali, senza incentivi reali, senza una visione di città. Resistono solo alcune attività legate alla ristorazione, alle gelaterie, alle pasticcerie, alle farmacie e all’extra alberghiero. Ma una città non può vivere solo di questo. Senza una rete diffusa di negozi e servizi, Sassari perde presidio sociale, sicurezza, lavoro e identità. Quella che stiamo vivendo non è più solo una crisi economica: è diventata una vera e propria emergenza sociale e lavorativa. Continuare a ignorarla significa accettare una città svuotata, fragile e dipendente da modelli commerciali che nulla restituiscono al territorio.

Senza commercio di prossimità non c’è città. Senza il centro storico non c’è Sassari. Per rimediare a questa soluzione serve un piano che abbia la programmazione in dieci anni e per realizzarlo serve: L’immediato passaggio della gestione dell’area regionale di Predda Niedda a comune di Sassari; Un intervento di recupero del Centro Storico, implementando una illuminazione pubblica più efficace; presidi di forze di polizia fissi nei quartieri del centro storico atte a dare sicurezza ai residenti e alle attività commerciali; acquisizione di case da parte della pubblica amministrazione e loro riaffidamento a canoni di edilizia popolare, dopo un adeguato risanamento; favorire l’insediamento di attività artigianali, commerciali e di sedi associazioni culturali, con sgravio totale delle tasse comunali per 10 anni e finanziando con incentivi pubblici chi si insedia nel centro storico; Piano straordinario finanziario di Regione e Governo per un impegno di almeno 300 milioni destinato al recupero e rilancio di Sassari capo luogo della città metropolitana. Solo così, Sassari sarà potrà guardare al suo futuro con fiducia per diventare la vera capitale del Nord Sardegna e capoluogo della città metropolitana.
Commenti
13/3/2026
Il calo del valore dell’export registrato nell’ultimo anno è infatti riconducibile soprattutto al peso del comparto petrolifero, che continua a condizionare in misura decisiva il risultato regionale. Nel 2025 il Nord Sardegna registra un risultato positivo, con esportazioni pari a 257,3 milioni di euro, in crescita del 6,9% rispetto ai 240,7 milioni del 2024



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