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Cor 9:17
Da Macomer l´urlo di pace
Alla XXXIX Marcia della Pace organizzata dalla delegazione regionale della Caritas, in collaborazione con il Csv Sardegna Solidale, la diocesi di Alghero-Bosa e il Comune di Macomer, sono arrivati numerosi da tutta l’isola: oltre 800 persone che hanno marciato per le vie del centro, a gran voce, con slogan e striscioni


MACOMER - Hanno unito le forze e le voci la Chiesa Sarda, le associazioni, la scuola, le autorità regionali e locali per chiedere la pace nel mondo, “una pace disarmata e disarmante”, come sottolineato nel tema dato da Papa Leone XIV alla LIX Giornata mondiale della pace di quest’anno: «La Pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante». Un tema quanto mai attuale in tempi di conflitti e tensioni e di un’impressionante corsa al riarmo. «È inutile parlare di una pace che disarma se non è disarmata in partenza”, ammette Mons. Mauro Maria Morfino, vescovo di Alghero-Bosa che ha presieduto la Marcia. “Talvolta parliamo di pace, vogliamo pace, ma tutto prepara alla conflittualità. C’è una corsa sfrenata ad armarsi pensando che più si è armati e più ci sarà pace e purtroppo è il contrario. La pace si costruisce con un cuore disarmato perché diversamente si costruisce guerra». Con piccoli gesti, come una marcia, si vuole dire basta con le armi, con l’odio e con le ingiustizie nel mondo, ma anche nella nostra terra, come sottolinea il delegato regionale di Caritas Sardegna don Marco Statzu: «La Marcia è un appuntamento importante che si ripete ogni anno e ci ricorda che c’è ancora tanto bisogno di pace. La pace si costruisce attraverso la ricerca della giustizia sociale anche nel nostro territorio. Siamo invitati a riflettere su questi temi a informarci e a essere attenti al mondo che ci circonda».

E così, uno a fianco all’altro, vescovi, sacerdoti, religiose, amministratori, volontari, famiglie, giovani, hanno camminato insieme, ascoltato la riflessione e pregato per il mondo intero ferito da tante guerre. «Grazie a chi ha fatto concretamente un passo di pace per essere qui oggi, dimostrando di credere che la pace sia il presente e il futuro della nostra umanità”, ha detto Mons. Antonello Mura, presidente della Conferenza Episcopale Sarda. “La Sardegna è una terra che ha animato nei secoli tante persone e tante persone hanno parlato della Sardegna come luogo di pace. Nonostante tutto siamo persone che amano la pacificazione. Credo che questa Marcia permetta di comprendere ancora una volta che la Sardegna si schiera da una parte e che i passi della stessa Marcia portano in una direzione unica che è quella di sperare che il mondo si converta». Tutti d’accordo, insomma, a non arrendersi ai conflitti, ma consapevoli che la pace va costruita passo dopo passo, ogni giorno. Per Mons. Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e vescovo di Ales-Terralba: «Il fatto che questa sia la XXXIX Marcia significa che siamo perseveranti. Non ci stanchiamo di chiedere ciò che essenziale e importantissimo per l’umanità, soprattutto in questo momento, ovvero il dono della pace. Nonostante possa sembrare una piccola cosa è un avvenimento importante per le nostre diocesi: è la voce della gente che desidera la pace, è una voce che si leva come invocazione a Dio. I vescovi si uniscono al popolo di Dio per chiedere questo dono. Attraverso la preghiera e la riflessione bisogna costruire sentieri di pace».

Tanti i sindaci che non sono voluti mancare, tra questi, in prima fila il sindaco di Macomer Riccardo Uda: «Che senso ha la nostra partecipazione qui oggi? Dobbiamo partire da questo momento per seminare la pace. La città di Macomer può farsi portatrice di un messaggio che dalla Sardegna può parlare al mondo». In un giorno così importante, la Regione ha voluto manifestare a fianco della comunità sarda: era presente il presidente del Consiglio Regionale Piero Comandini: «Un segno di speranza che vuole essere forte soprattutto in questo momento. Tante persone hanno sentito la voglia di uscire da casa, parliamo di persone che non sono state costrette a marciare con noi. Ancora più dell’ideologia e della politica il grande valore della pace unisce molto di più di quanto i potenti possono pensare». Tanti anche i giovani in cammino con striscioni colorati, sorrisi e canti, animati dal desiderio di rendersi protagonisti di un cambiamento di mentalità e di impegnarsi attivamente per costruire la pace.

In un momento delicato per l’Iran è ancora più significativa la testimonianza offerta dal Cardinale Dominique Joseph Mathieu, arcivescovo di Teheran-Ispahan dei Latini in Iran, che ha presieduto la veglia di preghiera nella Chiesa Beata Vergine Maria Regina delle Missioni. A tutti consegna un messaggio di pace con una riflessione profonda che parte dall’esperienza di una terra teatro di scontri dove però si continua a sperare: «Non possiamo rimanere radicati in certe opinioni fisse che considerano solo guerre e conflitti, che vedono solo il male nel nostro quotidiano. Siamo chiamati a essere portatori di vita, di pace, a metterci in moto per credere in un mondo migliore possibile dovunque su questa terra. Perché in ciascun uomo c’è qualcosa di buono e di bello. Anche se proprio in questi giorni si ricorda proprio l’Iran per i suoi conflitti in termini di forza anche con conseguenze sulla scacchiera mondiale vi posso assicurare che anche in questa terra tanta gente aspira alla pace e vuole collaborare alla pace mondiale».
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