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Carlo Mannoni
17 giugno 2022
L'opinione di Carlo Mannoni
Il caso, la volontà e la nostra vita
Qualche anno fa ad Alghero, mentre percorrevo in auto la via IV Novembre (mi pare), arrivato all’incrocio con la via Mazzini non mi accorsi del segnale di “stop”, rischiando uno scontro con una moto che vi transitava in quel momento. Inchiodai l’auto con una brusca quanto provvidenziale frenata e altrettanto fece il centauro e l’incidente fu evitato. Chiesi scusa a quest’ultimo con una certa enfasi e costui sul momento mi fece un cenno d’intesa. Subito dopo dal pertugio del casco che indossava, che pareva l’elmo di un sodato in assetto di guerra, venne fuori un profluvio di pesanti insulti che vi risparmio. Andai oltre e altrettanto fece l’inviperito motociclista e la questione si concluse con un semplice eccesso di adrenalina e un brusco innalzamento della pressione sanguigna dei “contendenti”.
Il caso, il regista che tutto vede e tutto decide da dietro l’universale telecamera, quel giorno stabilì che così sarebbe dovuta andare e non fece ripetere la scena, come talvolta accade, con diverse possibili variabili in cui, ritrovandomi a tu per tu con l’”avversario”, avrei senz’altro avuto la peggio. Così forse non è stato - e lo scrivo con rammarico e mesto cordoglio - per il tragico avvenimento accaduto ad Alghero nei giorni scorsi, dove una banale lite di traffico si è trasformata in tragedia. Forse nella prima scena l’autista dell’auto e il motociclista si sono salutati pacificamente dopo i reciproci chiarimenti, ma al regista non è andata bene e ha ordinato di ripeterla. Nella seconda, i due non si sono risparmiati i complimenti, ma hanno poi intrapreso percorsi differenti e tutto si è risolto, come nel mio caso di qualche anno fa, con tanta adrenalina e uno sbalzo della pressione sanguigna.
Ma al regista neanche questa scena è piaciuta e ha deciso che fosse ancora una volta ripetuta con l’autista e il motociclista che, dopo il primo alterco, si sono diretti e fermati, purtroppo, nello stesso luogo per l’appuntamento della vita.
Com’è andata lo sappiamo, col supremo sceneggiatore che ha dato l’ok alla scena e una banale lite di traffico si è così trasformata in tragedia. Ora sarà la magistratura a ricostruire l’accaduto e a stabilire le responsabilità. Intanto un padre di famiglia se n’è andato e la drammaticità dell’accaduto è accentuata dalla presenza del figliolo alla tragica lite. Ciò che è successo rappresenta la nostra fragilità esistenziale, di cui abbiamo testimonianza ogni giorno, e come il “caso” sia spesso il decisore delle nostre sorti. A volte, la nostra volontà razionale sembra farsi da parte dinanzi all’ineluttabilità degli eventi tragici. Come ho scritto in un mio libro “la vita è caratterizzata da un’indefinita serie di vie alternative. A volte siamo stati noi a scegliere la destinazione intrapresa, altre volte no. Sappiamo dove ci hanno portato gli itinerari prescelti obbligati, ma non sapremo mai dove ci avrebbero condotto gli altri che abbiamo voluto o dovuto escludere”. Le più vive condoglianze alla famiglia colpita da tanto dolore.
*Scrittore
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