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Mauro Maria Morfino* 31 ottobre 2020
L'opinione di Mauro Maria Morfino*
Ri-abitare, insieme, la scuola


Vi raggiungo con affetto, stima e riconoscenza ad anno scolastico già avviato – e già così arduo, accidentato e incerto – desiderando farvi giungere il saluto e l’augurio per questo cammino così impegnativo e imprevedibile che è l’anno scolastico 2020-2021. Probabilmente, mai come quest’anno, la riapertura della Scuola è stata tanto desiderata e tanto temuta, perché la ripresa del nuovo anno scolastico è già segnata, in maniera significativa, dalla pandemia che sta colpendo tutto il mondo. In queste ore, ognuno di noi si rende conto come il COVID-19 non sia affatto debellato né depotenziato né fuori dal nostro orizzonte. Tutt’altro. E la sua presenza sottotraccia, ma assai ingombrante, rischia di avvilire e mortificare una cosa così unica, bella e indispensabile come è la Scuola nella vita di ogni persona umana.

Scrivevo a marzo, su Dialogo, come questa crisi inattesa e quasi ingestibile – evidentemente non solo sanitaria! – forse ci sta aiutando a scorgere ciò che veramente è essenziale e inalienabile per una autentica esistenza umana. In quelle righe, ricordavo come, questo terremoto, aiuta a far crescere in noi la capacità di ap-prezzare realmente il tempo; a cogliere la verità e la bellezza dell’altro come indispensabile per la mia vita; a (ri)scoprire la reciprocità: non si può procedere nella vita senza fare memoria che, dalle mie azioni personali dipende la sorte di altri, di tutti gli altri e dalle azioni di altri, dipende la mia. Indicavo, allora, un ultimo “beneficio virale” (!): ri-abitare la casa imparando cioè, con accresciuta sapienza, ad abitare relazioni, affetti, amicizie, il calore domestico, gli ambiti lavorativi, i luoghi di svago…

Oggi vi auguro, di tutto cuore, di ri-abitare la scuola! Con tutte le difficoltà di questo frangente storico, si può stare e fare scuola soltanto abitandola. Che significa amarla, volerla, viverla, crearla e ricrearla con creatività, con impegno strenuo, con passione, con intelligenza di amore. E’ l’unico modo perché l’avvilimento e la mortificazione non prendano domicilio a Scuola. Sì, abitarla. Abitare la Scuola non significa semplicemente trasmettere e acquisire competenze, nozioni, idee e concetti ma, molto di più, essere introdotti, da chi già le sperimenta e testimonia credibilmente, relazioni interpersonali armoniche, significative, sane. Abitare la Scuola significa assumere sempre più consapevolmente, stili di vita rispettosi dell’altro, di ogni altro e della casa comune: non ne abbiamo una “di scorta”. Significa allenarsi a scorgere e perseguire il senso della vita. Il filosofo Friedrich Nietzsche diceva scultoreamente: “Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come”. Dunque, chi non possiede un perché, non sopporta quasi nessun come. La Scuola, prima che un travaso di saperi, deve essere scuola di vita che impara dalla vita. Solo insieme, non in una giustapposizione condominiale ma in un gioioso e creativo co-abitare, tutto questo può avvenire: è la condivisione il metodo più vantaggioso per lo studio.

Spesso ci rendiamo conto di quanto sia importante e vitale una realtà, proprio quando c’è il rischio che venga a mancare. Credo che mai, come in questo tempo, appaia quanto la Scuola sia non solo preziosa, non solo da custodire, non solo da potenziare, ma sia un bene insostituibile ed essenziale per un’umanità che vuole darsi un domani. Stare e fare Scuola e ri-animarla abitandola – sì, paradossalmente anche in rete – appare realmente, e senza esagerare, una questione di vita o di morte per questa nostra umanità così decisamente lanciata verso il futuro ma anche così vistosamente fragile e impaurita.

Non possiamo nascondercelo: stiamo vivendo giorni molto impegnativi e difficili ma, come sempre, possiamo viverli come opportunità di crescita o come un tempo infausto e da dimenticare. E’ un tempo, credo, che può insegnare tante cose, anche a coloro che abitano la Scuola. A partire dal valore dell’impegno e del condividere regole di comportamento e di azione, primo indicatore evidente di rispetto per sé e per gli altri.

Ma potreste imparare bene il valore di quello che oggi vi manca e che in passato davate per scontato: la bellezza dello stare insieme senza “difese”, la forza risanatrice di un abbraccio affettuoso, la spontaneità del correre, ridere, cantare, una vigorosa stretta di mano per sigillare un impegno preso o ridirsi l’amicizia. Questa esperienza può farvi crescere più consapevoli del valore e della preziosità del vostro corpo e di quello degli altri: una lezione, forse, molto più incisiva di quelle che, la Scuola stessa, potrebbe insegnarvi in condizioni normali. E potreste imparare ugualmente bene che non tutto si può avere, non tutto si può fare, soprattutto tutto e subito! E’ un’esperienza di povertà e di limite che potrà però aiutarvi a comprendere meglio la vita di tanti vostri coetanei che vivono povertà e limiti come esperienza quotidiana e permanente.

Cari Amici, vi auguro di potervi difendere efficacemente dal COVID-19 ma, ancora più cordialmente, vi auguro di difendervi, e con tutti i mezzi, da tre mortali agenti patogeni che imperversano falcidiando innumerevoli vittime. Il virus dell’egoismo: è certamente letale e riduce chi ne viene infettato a volere tutto per sé, tutto subito, costi quel che costi; neutralizzate poi, in tutti i modi, anche il virus dell’individualismo che risulta essere terribilmente contagioso e si insinua così in profondità nei tessuti cardiaci da convincere chi ne è infettato che se sta bene lui… stan bene tutti; prendete serie precauzioni contro quella notissima e pestifera infezione che è il virus della prepotenza: miete tante vittime! Ne rimangono stroncati tutti coloro che impongono ad altri i propri interessi senza curarsi delle conseguenze. E’ terribile, perché spazza via ogni parvenza di vita.

Per fortuna, per queste violente forme virali, i vaccini sono già testati e funzionano splendidamente: sono i sentimenti di Gesù scelti come stile di vita ad averla vinta su questi temibili agenti patogeni. Auguro a tutti giorni sereni, abitando insieme la Scuola!

*Lettera del Vescovo Mauro Maria Morfino al mondo della Scuola


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