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Cor 4 settembre 2020
Rally Italia Sardegna, la scommessa per ripartire
La manifestazione prevede 18 prove speciali suddivise in tre tappe per complessivi 264 chilometri cronometrati. Nei giorni scorsi sono state aperte le iscrizioni alla corsa, che chiuderanno il 18 settembre. La gara è valida per i campionati del mondo Piloti, Co-Piloti e Costruttori, i campionati Wrc2 Teams, Piloti e Co-Piloti, i campionati Wrc3 Teams, Piloti e Co-Piloti e i campionati Junior Piloti e Co-Piloti


ALGHERO - «Il Rally Italia Sardegna è una vetrina fondamentale per l’isola e per la sua economia turistica», è il messaggio fatto filtrare con molta chiarezza dall’incontro tra gli organizzatori, la Regione Sardegna e i sindaci dei territori direttamente coinvolti dalla carovana automobilistica che dall’8 all’11 ottobre attraverserà in lungo e in largo il quadrante settentrionale dell’isola. Nella sala Angioy del palazzo della Provincia l’assessore regionale del Turismo, Gianni Chessa, ha incontrato i sindaci di Ris2020 con Pietro Fois, amministratore straordinario della Provincia di Sassari, Michele Pais, presidente del consiglio regionale, Antonio Turitto, a capo dell'organizzazione dell'evento, Giulio Pes di San Vittorio, presidente di Aci Sassari, Piero Maieli, presidente della commissione Turismo del consiglio regionale, Emiliano Deiana, presidente di Anci Sardegna, e Mario Conoci, sindaco di Alghero, pronta ancora a ospitare direzione di gara e parco assistenza e a mettersi in mostra davanti alle oltre 70 televisioni accreditate provenienti da ogni parte del mondo.

A snocciolare i numeri è stato Antonio Turitto, secondo cui «il rally è per l’isola una straordinaria cassa di risonanza». Raccontati ai sindaci i dettagli tecnici e operativi, il responsabile organizzativo sottolinea che «il rally mondiale fa tappa in Sardegna da sedici anni per volontà dell’Aci e del presidente Angelo Sticchi Damiani», il quale nei giorni scorsi ha ribadito che «abbiamo scelto la Sardegna e ci rimarremo». Complessità organizzative a parte, Turitto spiega che «il cambio di data ci costringe a fare le corse ma permette di disporre di collegamenti aerei e navali ottimali», tanto più che «ad Alghero arriveranno comunque 3mila persone» e che «intendiamo occupare posizioni di spalla per estendere la stagione turistica e mostrare che è possibile venire in Sardegna anche in periodi non convenzionali». Il presidente di Aci Sassari è sincero. «Sarebbe stato più semplice non fare il rally, come altri Paesi – ammette Pes di San Vittorio – ma abbiamo pensato che non potevamo interrompere un evento che dà visibilità e ossigeno alla Sardegna dal 2004». Quello che si è deciso di fare è «dare un segnale, siamo una federazione e volevamo dimostrare che le cose possono essere organizzate anche nel pieno rispetto delle regole attuali – conclude – senza negare lo spettacolo agli appassionati e la giusta visibilità a un territorio che come sempre ha risposto con entusiasmo alle nostre sollecitazioni».

La politica parla a una sola voce. «È un messaggio di ripartenza», dichiara Gianni Chessa. «Crediamo nei grandi eventi – aggiunge l’assessore – come strumento per destagionalizzare i flussi turistici e sollevare l’asticella da ottobre ad aprile». Per Michele Pais «l’evento porta in Sardegna visibilità ed economia e la promuove nel momento in cui serve rialzare la testa». Il presidente del consiglio regionale sostiene che il rally «è la migliore risposta alle paure da parte delle istituzioni e degli organizzatori». È così anche per Piero Maieli. «Occorre ridare quel senso di normalità minato da dati e visioni negative – dice – i numeri non giustificano l’allarmismo, bisogna restituire fiducia ai sardi, questa è un'occasione preziosa». Per Emiliano Deiana «lo sport è occasione di incontro e di scambio anche quest'anno, in sicurezza, in vista di un 2021 all'insegna della rinnovata collaborazione istituzionale per il benessere delle comunità sarda». Pietro Fois elogia Giulio Pes di San Vittorio – «solo uno con il suo coraggio poteva accollarsi un'organizzazione del genere in questo momento», dice – e ribadisce che «l’Italia dà solo segnali di chiusura, noi vogliamo dare un segnale di apertura e speranza ai territori e ai concittadini».
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