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Giovanni Baldassarre Spano 25 marzo 2020
L'opinione di Giovanni Baldassarre Spano
Segnali schizofrenici da dilettanti della politica


Dopo la precedente nota con la quale il gruppo Uniti contro la chiusura dell’Ospedale Marino, esponeva la propria vicinanza alle vittime, ai contagiati e agli operatori in campo, per scelta opportuna ci si sottraeva dal commentare la ridda di polemiche presenti nel panorama politico. Tuttavia riteniamo che per il nostro ruolo nella difesa della sanità pubblica, non si possa non intervenire alla luce delle recenti esternazioni della politica regionale. In un marasma organizzativo che sta mostrando i tragici punti critici nel contrasto alla diffusione del Covid-19 e in un contesto ove migliaia di persone in campo nella nostra Isola non risparmiano energie, a scapito della loro stessa sicurezza, le massime espressioni della politica regionale, ossatura dell’attuale Maggioranza, intervengono pubblicamente con la stessa Presidenza della Giunta, al fine di consentire agli hobbisti dell’agricoltura di poter essere annoverati tra i soggetti autorizzati agli spostamenti giornalieri nel territorio. Questa causa viene perorata con determinazione, sostenendo che si tratta di una vera e propria necessità di sostentamento per tantissime comunità, specie dell’interno.

Fino ad oggi e a seguito di tali interventi, si ignorava che la Sardegna del 2020 risultasse ruralizzata a tal punto e dipendente dall’autoproduzione quanto quella medievale. Riteniamo infatti che non siano realistici gli scenari proposti di un’Isola costretta ad una futura carestia biblica se le operazioni non professionali venissero differite almeno sino al 3 aprile venturo. Un’analisi degna di una politica con ruoli di comando non avrebbe ignorato i pericoli connessi all’estensione dell’allargamento delle cosiddette necessità. Un numero maggiore di veicoli in movimento, per finalità non essenziali, rappresenta statisticamente un innalzamento del rischio di sinistri stradali, con possibili traumatizzati, che andrebbero a gravare sul sistema sanitario già sotto pressione. Inoltre, l’attività agricola non professionale presenta una percentuale di rischio che può per il numero degli hobbisti rappresentare un fattore critico sia per chi subisce infortuni, non potendo accedere con serenità alle cure ospedaliere, sia per i nosocomi isolani recettori dei pazienti. Ci chiediamo se sia stato fatto un calcolo dei soggetti che sarebbero quindi coinvolti da tale beneficio oppure come possano essere verificate le giustificazioni fornite per gli spostamenti. Questo produrrebbe inoltre un ulteriore aggravio per gli operatori delle Forze dell’ordine in campo, impossibilitati a dissuadere le contravvenzioni delle disposizioni dei dpCm.

Gli stessi organi ministeriali nelle Faq avevano precisato che l’attività agricola possibile sarebbe stata quella professionale e del bracciante. Questo viene accettato in tante altre regioni italiane che annoverano anche maggiori superfici coltivate rispetto alla nostra, ma la Sardegna ha un’altra percezione delle priorità. In un momento dove tantissime attività rischiano di fallire o avere delle perdite inimmaginabili a seguito della chiusura, scopriamo che la priorità è l’orto fai da te. Molti hanno equivocato anche il fatto che la coltivazione in proprio fosse sospesa per tutti, quando invece era pacifico che fosse permessa a chi già si trovava ad abitare in loco. L’unica necessità indifferibile sino al 3 aprile è quella dell’allevamento ad uso familiare di animali o l’accudimento di altri di affezione collocati nei propri fondi, ma non di più. Il pensiero va a quelle persone che stanno vivendo attimi di angoscia o correndo il serio pericolo di non riabbracciare i propri cari, ma la triste realtà è che rappresentano una sparuta minoranza elettoralmente inconsistente, rispetto agli hobbisti della zappa.

Ci si domanda se a certi livelli della politica regionale si facciano effettivamente questi calcoli, poiché se non è ancora chiaro tale concessione darebbe il “liberi tutti” ad un numero elevato di persone, vista la notevole quantità di soggetti con fondi agricoli. Ci si domanda inoltre perché non concedere lo stesso beneficio a tutti i pescatori amatoriali e anche a quelli abusivi o ai raccoglitori di erbe selvatiche commestibili, infondo tutti lo fanno per loro sostentamento. La gestione politica di questa crisi sta rappresentando le pagine più infime della storia della Sardegna, scritte da mani incapaci. Tanti sindaci in tutta Italia ed in Sardegna stanno difendendo le loro comunità in prima linea, mentre questi dilettanti della politica o del demagogico consenso stanno dando segnali contrastanti e schizofrenici. Ci si domanda con forza, come si possa pensare di richiedere l’intervento dell’Esercito se parallelamente gli si vuol rendere più gravoso il compito con l’aumento dei soggetti in circolazione? È l’ora di scelte coraggiose e della seria valutazione delle priorità, non della cura del proprio “orticello” elettorale. Il sacrificio è di tutti, tutti compresi senza eccezioni, ma forse le bare sfilate a Bergamo non hanno scosso il nostro atavico egoismo.

* membro Psd'Az Alghero
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