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S.I. 14 marzo 2015
Sanità-Penitenziaria: ancora gravi deficit a Uta
«La Sanità Penitenziaria, a quattro mesi dal trasferimento dei detenuti nel Villaggio di Cagliari-Uta, nell'area industriale di Macchiareddu, non è ancora in grado di dare adeguate risposte ai ristretti». Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione “Socialismo Diritti Riforme”


CAGLIARI - «La Sanità Penitenziaria, a quattro mesi dal trasferimento dei detenuti nel Villaggio di Cagliari-Uta, nell'area industriale di Macchiareddu, non è ancora in grado di dare adeguate risposte ai ristretti». Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione “Socialismo Diritti Riforme”, sottolineando che «l'organizzazione del lavoro e l'assenza di alcune strumentazioni rendono particolarmente difficile assicurae costantemente il diritto alla salute dietro le sbarre».

«Nella nuova Casa Circondariale di Cagliari – osserva Caligaris – si presentano delle condizioni paradossali. Da un lato si sta provvedendo a dotare l'Istituto di una TAC(tomografia assiale computerizzata), dall'altro mancano i telefoni e i computer per poter comunicare direttamente all'esterno e con i Magistrati. Una situazione incredibile che ogni giorno mette a dura prova l'attività dei Medici, sprovvisti perfino di carta intestata. L'aspetto più preoccupante tuttavia è l'assenza della strumentazione per gli esami radiologici. I detenuti infatti non vengono sottoposti alle schermografie indispensabili per scongiurare infezioni polmonari incipienti o in atto».

«Non si può del resto tacere sulle carenze nel Reparto femminile, dove non è stato previsto un centro clinico ma soltanto un'infermeria, e su un'organizzazione dove sono assenti gli operatori socio-sanitari, indispensabili per garantire il supporto ai detenuti ammalati. Ancora assente la figura del Farmacista previsto dalle linee-guida regionali. I detenuti inoltre non possono avere la continuità terapeutica in quanto l'elevato numero di Medici e di Infermieri e il loro continuo alternarsi secondo gli orari di servizio impediscono ai pazienti di avere – sostiene la presidente di SDR – referenti sanitari certi che possano seguire con continuità le problematiche della salute di ciascuno».

«E' quindi necessario rivedere l'organico limitando il numero di Medici e Infermieri e favorendo l'esclusività dell'incarico di ciascuno dotando l'Istituto di OSS e di tutti quegli strumenti diagnostici indispensabili. Tra l'altro si avvicina la scadenza del 31 marzo che vedrà la chiusura definitiva degli OPG e si profila il rischio che molti detenuti con disturbi psichiatrici gravi possano essere affidati al Centro Clinico in attesa che le Rems (Residenze Esecuzione Misura Sicurezza Sanitaria) diventino pienamente operative. Insomma – conclude Caligaris – ci sono urgenze che richiedono un immediato intervento dell'assessorato regionale della Sanità anche perché nell'Istituto perfino il defibrillatore è in prestito dal 118».
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