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A.B. 15 gennaio 2015
Manifestazione accise: «Pigliaru se ne infischia»
Questa mattina, davanti ai cancelli della Saras, è andata in scena la manifestazione organizzata dai Riformatori Sardi. «Il 23 la Consulta decide, Pigliaru batta un colpo e difenda gli interessi dei sardi. Chi inquina in Sardegna deve pagare in Sardegna», chiedono i rappresentati politici, per questa che è, di fatto, «l´ultima chiamata per la Giunta»


SARROCH - «Ultima chiamata alla Giunta regionale: il 23 gennaio la Corte Costituzionale decide sulla questione accise, affinché alla Sardegna siano riconosciute le entrate derivanti dalle accise sui prodotti petroliferi lavorati nella raffineria della Saras a Sarroch. Solo i Riformatori si sono opposti alla decisione del governo di ricorrere alla Consulta contro una legge della Regione approvata da tutti i gruppi politici, incluso il Pd». Queste le prime dichiarazioni dei rappresentanti dei Riformatori Sardi a corollario della manifestazione tenutasi giovedì mattina davanti ai cancelli della “Saras”, fulcro del Progetto Eleonora, che tanto rumore ha fatto nell'Isola, con discussioni e manifestazioni, stop e ripartenze [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI], [LEGGI].

Nell'occasione, si è sottolineato come, del petrolio, la Sardegna subisca solo i danni integrali, sulla salute della popolazione e sull’ambiente, ma non ne abbia i benefici, se non in parte minima e legata esclusivamente al consumo di tali prodotti che avviene nell’Isola. A tutte le regioni spettano le accise sui prodotti petroliferi “consumati” nel loro territori, quindi anche alla Sardegna, Ma l'Isola rappresenta il posto fisico dove viene lavorato quasi il 20percento dell’intera produzione italiana e questo non viene riconosciuto in alcun modo. E’ noto a tutti che la Saras raffina a Sarroch circa il 20percento dell’intera produzione nazionale e che la Sardegna incassa le accise solo sul consumato nell’Isola. Nel 2006, Soru ha firmato un accordo con Prodi che, tra le altre cose, prevedeva che «nelle entrate spettanti alla regione sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell’ambito regionale, affluiscono, in attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della Regione».

Nella predisposizione dell’ultima finanziaria, i Riformatori hanno ottenuto che la legge preveda l’incasso da parte della Regione della totalità delle accise sui carburanti lavorati a Sarroch, per una stima di circa un miliardo di euro. Un provvedimento approvato da tutte le forze politiche presenti in Consiglio Regionale nella scorsa legislatura. Nonostante questo, il Governo ha impugnato la norma davanti alla Corte Costituzionale: «era proprio quello che si aspettava per aprire un contenzioso e ottenere un pronunciamento da parte della Consulta. Incredibilmente – viene sottolineato - la Regione guidata da Pigliaru rinuncia a costituirsi e, anzi, firma un accordo con il Governo in cui si impegna a ritirare i ricorsi pendenti e addirittura a rinunciare agli eventuali benefici che gliene deriverebbero qualora la Corte le desse ragione , pur in assenza di costituzione». I Riformatori decidono di costituirsi, in un estremo e disperato tentativo di evitare che le ragioni della Sardegna restassero senza una voce che li difendesse davanti alla Corte costituzionale. Oltre alle accise sulla lavorazione dei prodotti petroliferi (fattispecie tributaria “maturata” nell’ambito regionale, anche se riscossa altrove) la Sardegna ha tuttora pendenti davanti alla Corte, tra gli altri, un ricorso sulle riserve erariali (circa 150milioni), uno sugli accantonamenti (570), uno sulla ripartizione dei proventi sui giochi (250). «Chi inquina in Sardegna deve pagare in Sardegna. Ma la Giunta Pigliaru se ne infischia», concludono i Riformatori Sardi.

Nella foto: un momento della manifestazione di questa mattina
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