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Vittorio Guillot 1 aprile 2014
L'opinione di Vittorio Guillot
Troppi raccomandati anche ad Alghero


Recentemente ha suscitato grande scalpore, direi scandalo, il fatto che il direttore generale delle Ferrovie dello Stato, Moretti, abbia minacciato di lasciare quell’incarico nel caso che gli venga ridotto lo stipendio, che ammonta ad oltre 800 milioni di euro l’anno. Secondo me il problema non è Moretti o, meglio, non è solo lui che, bene o male, ha diretto una azienda di 80.000 persone. Il problema è il nostro sistema che affida incarichi di ogni tipo e di grandi responsabilità, oltre che profumatamente pagati, a individui scelti non in base alle loro capacità professionali, alla loro preparazione ,ai loro titoli, in altre parole, ai loro meriti, ma in base al fatto che questi individui si siano accodati a questo o quel partito. Se guardiamo i loro Curricula vediamo che, nella maggior parte dei casi, si tratta di individui che in tutta la loro vita hanno saputo fare solo da porta borse, da reggi coda e da raccoglitori di voti per questo o quel potente di turno, dall'assessorucolo del più sperduto paesino di montagna al consigliere regionale, al deputato, al ministro.

Mi guardo intorno, qui in Sardegna, e vedo una infinità di managers (parola grossa), dirigenti, presidenti, primari etc., dalle A.S.L. alle Autorità Portuali, alle amministrazioni comunali e regionali, ai quali tali incarichi sono stati affidati in modo assolutamente scriteriato o, meglio, seguendo un criterio che niente ha a che fare con l’efficienza del servizio o dell’ente che sono stati chiamati a dirigere. Se guardiamo bene, la questione non riguarda solo i dirigenti, ma anche una vasta pletora di impiegati e dipendenti dei vari enti, magari assunti come avventizi e precari, ma poi "stabilizzati", cioè messi li o con concorsi fatti su misura o, addirittura, senza concorsi, in nome del così detto “Spoil system”. Con questo termine inglese, oggi molto alla moda, si nasconde, in verità, una realtà molto vecchia, che rimanda non solo al clientelismo della prima repubblica, ma addirittura al feudalesimo.

Tutta questa gente, di cui non occorre fare nomi e cognomi, perché, per riconoscerla basta guardarsi attorno e leggere i giornali locali, che a volte è in possesso del solo titolo di studio della terza media, profumatissimamente pagata, è stata messa li a dirigere enti per i quali la legge, sia pure con espressione volutamente molto generica e, quindi, interpretabile "ad usum delfini", ma direi meglio “ad usum squali” (scusate il mio pedestre latino), prevede che si debbano possedere "comprovate conoscenze professionali nel settore"! Quale è la qualità del servizio che costoro possono offrire a ciascuno di noi e alla società che li paga? Cosa rendono, costoro, al popolo che li paga? Badate bene che non ce l'ho con qualche partito politico in particolare perché questo andazzo non riguarda solo un partito o uno schieramento, ma coinvolge sia la così detta destra che la così detta sinistra. E’ un cattivo andazzo che riguarda l’andazzo generale!

In conclusione, non basta scandalizzarsi per i lauti compensi di Moretti e degli altri come lui e più pagati di lui, bisogna incavolarsi con tutto questo sistema, che è parassitario, partitocratico, clientelare, ben poco democratico e per niente rispettoso degli interessi collettivi! Sento e leggo che, in questi giorni, all’interno dei partiti e delle coalizioni che, nelle prossime elezioni, si contenderanno la sedia del sindaco e quelle di consiglieri comunali, c’è un gran fermento che, in alcuni casi, rasenta la rissa. Benissimo, niente da obiettare: questa è la democrazia. Mi chiedo, però, se qualcuno di questi partiti e personaggi politici ha affrontato il problema di una salutare riforma della burocrazia comunale e se se la sente di impegnarsi di fronte agli elettori di assumere, quando necessario, nei vari uffici, enti e società comunali o partecipate, impiegati, tecnici, dirigenti e presidenti solo ed esclusivamente in base a concorsi pubblici fondati su titoli, capacità e meriti e non in base a raccomandazioni.
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