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Red 17 giugno 2005
Sanità, ottanta tra medici, biologi e tecnici rischiano di restare senza lavoro
I cinque progetti di ricerca della sanità venuti a scadenza all’esame della Commissione. Ottanta medici, biologi e tecnici di laboratorio rischiano di re-stare senza lavoro. Sulle loro prospettive e sul futuro della ricerca in Sardegna sentita l’assessore Dirindin


CAGLIARI – Audizione dell’assessore Nerina Dirindin in Commissione sanità sui progetti di ricerca (in realtà “progetti speciali per l’occupazione” secondo la legge 11 del 1988): cinque in partenza (neoplasie, sclerosi multipla, microcitemia, diabete e malattie cardiovascolari), che avrebbero esaurito il loro corso: uno è finanziabile (250 mila euro disponibili in finanziaria) sullo screening per la talassemia. Un’ottantina di persone (medici, biologi, tecnici di laboratorio e qualche impiegato) rimasti senza lavoro. La Commissione – ha spiegato il presidente, on. Pierangelo Masia – è chiamata a discutere su un’ipotesi di stabilizzazione (anche perché, in re-altà, quei progetti hanno sopperito a carenze del piano sanitario regionale) o, co-munque al riconoscimento delle professionalità acquisite (non tutte elevate, ma co-munque da salvaguardare).
Ora, a distanza di diversi anni (due triennalità), si tratta di fare un bilancio dei risulta-ti ottenuti – ha detto l’assessore – su attività che, a regime, dovrebbero in parte rien-trare nel piano sanitario. Una ricognizione (entro un mese l’assessorato produrrà un dossier) che servirà ad avere numeri certi (incerto, al momento, anche il numero dei dipendenti) per progettare il futuro, valutando la “quantità” di ricerca svolta in proget-ti dove, comunque, era prevalentemente l’aspetto dell’occupazione (l’on. Mondino Ibba dello Sdi Su li ha definiti lavoratori socialmente utili in ambito intellettuale). Non sarà facile arrivare a soluzione, considerato il blocco del personale della sanità. Non mancano i fondi per la ricerca (c’è un filone dei Por con buone disponibilità), divisa in molti rivoli da mettere insieme attraverso – ha proposto la signora Dirindin – un fondo unico. Della ricerca “parleremo con le università”.
Dal dibattito sono venuti alcuni spunti interessanti ed alcune precisazioni. Da un lato l’on. Luciano Uras (Prc) insiste perché si trovino le motivazioni scientifiche (“ne tro-veremo tante”) per tenere in piedi i progetti, tenendo presente che riguardano per-sone “sulla soglia dei 40 anni”. Bisogna tenere conto anche del fatto che l’esubero dei medici è accertato (almeno tremila i disoccupati in Sardegna, ha precisato l’on. Nazareno Pacifico) al punto che “viene da domandarsi che cosa ce ne facciamo dei laureati”; dall’altro atto la necessità di imprimere una svolta tenendo conto (on. Gior-gio Oppi, Udc) “che la ricerca era un valore aggiunto rispetto a una legge che dava priorità, in momenti di emergenza, all’occupazione”. Rilanciare i progetti (“questi o quelli che servono”) diventa un fatto di volontà politica.
La legge istitutiva dei progetti speciali – ha detto l’on. Paolo Fadda (Margherita) – non ha più senso, “quella storia è finita e ci vogliono nuove idee”. Si può pensare a una nuova legge, in linea coi tempi, ma prima l’assessore dovrà esplorare le possibi-lità che si propongono per evitare che l’intervento della Regione abbia scarse finalità e il problema si ripresenti ogni anno.
Un progetto per il futuro è indispensabile anche per l’on. Pierpaolo Vargiu (Riforma-tori) che ha definito i cinque progetti “pezzetti di piano sanitario”, nel senso che ha erogato prestazioni sulla cui continuità si deve discutere. In ogni caso, se, d’ora in avanti, di ricerca si deve soprattutto parlare, questa deve essere gestita da “un’autorità di controllo unica” per avere certezze sia sulla strada da seguire sia sul controllo dei risultati raggiunti.
L’obiettivo – ha spiegato l’on. Nazareno Pacifico, Ds – resta la salute del cittadino. L’occupazione viene da sé. Insomma, il ragionamento va capovolto. Una strada quasi obbligata è quella della prevenzione, compito istituzionale delle Asl, che i pro-getti speciali hanno, in parte surrogato. Si può prevedere, pertanto, di riportare tutto nell’ambito delle aziende sanitarie. Le occasioni, in una regione afflitta da malattie sociali e stili di vita spesso inadeguati, non mancheranno.
L’argomento, se da un lato rimanderebbe al piano del lavoro la soluzione (il primo traguardo era ed è l’occupazione), dall’altro stimola un confronto sulla ricerca, anche nell’ambito dei compiti e dei programmi delle aziende miste che il piano sanitario propone. Lo ha sostenuto l’on. Silvio Lai (Ds), ricordando il conflitto fra Sassari e Cagliari progetti di ricerca.
L’on. Alessandro Frau (Progetto Sardegna) ha chiesto alla Commissione di sentire i responsabili dei progetti speciali per conoscere lo stato dell’arte delle iniziative; mentre l’on. Giommaria Uggias (Margherita)ha chiesto all’assessore “che cosa si può fare per la ricerca”, motore che spinge l’occupazione.
In attesa di prendere visione del dossier promesso, entro metà luglio, dall’assessore, il presidente on. Pierangelo Masia ha ritenuto preferibile rinviare una decisione.

Nella foto: Nerina Dirindin
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