Il Piano prevede nuove condizioni per una nuova politica della spesa, basata sul passaggio da erogazioni settoriali a fondi locali di cittadinanza
CAGLIARI- La Sardegna ha un nuovo piano triennale per i servizi sociali. Su proposta dell’assessore alla Sanità e all’Assistenza Sociale Nerina Dirindin, la Giunta Soru lo ha approvato ieri pomeriggio, aprendo una nuova stagione per quanto riguarda i diritti di cittadinanza e i servizi alla persona nell’isola. L’ultimo Piano era stato approvato nel 1998 e a partire dal 2000 era stato continuamente prorogato. L’esecutivo ha anche approvato una legge di riordino della normativa riguardante i servizi sociali.
Partendo da un’analisi delle esigenze della popolazione e da una valutazione dei risultati raggiunti dalle precedenti esperienze di programmazione, il nuovo Piano Sociale 2006-2008 definisce un insieme di obiettivi e di azioni per qualificare il sistema di welfare, e propone nuovi strumenti di carattere strategico e gestionale.
«La Sardegna è la prima regione che avvia una programmazione unitaria degli ambiti sociale e sanitario», spiega l’assessore Dirindin, «e chiede alle istituzioni coinvolte di fare altrettanto. Si tratta di una scelta strategica che richiederà un grande impegno da parte di tutti. Ma la condivisione che le linee strategiche del Piano hanno avuto dimostra quanto la Sardegna possa percorrere tale cambiamento. Il Piano, sotto questo aspetto, fa proprio e aggiorna in maniera coerente lo spirito della legge regionale 4 dell’88 che, al momento della sua approvazione, era certamente la norma in materia di servizi sociali più avanzata in Italia, e lo adegua rispetto ai profondi cambiamenti introdotti dalle legge nazionale 328».
«Il nuovo Piano è stato scritto con gli operatori del sociale perché la sua filosofia è quella della coprogettazione», continua l’assessore. «Abbiamo avviato una consultazione allargata e partecipata che continuerà ancora, perché crediamo che il confronto possa arricchirlo e renderlo ancora più efficace nel contrastare le nuove povertà e l’esclusione sociale». Il Piano è stato inoltre illustrato alla Conferenza permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria e verrà sottoposto alla Consulta regionale per i servizi socio-assistenziali. Per acquisire ulteriori contributi sarà ulteriormente pubblicizzato, sia attraverso incontri di approfondimento sia attraverso la pubblicazione nel sito internet della Regione.
Partendo dall’analisi dei bisogni, il Piano sceglie dieci priorità sulle quali appare strategico intervenire. Gli obiettivi delineati coinvolgono trasversalmente le politiche sociali, le politiche sociosanitarie e quelle sanitarie. Le questioni (elencate di seguito in una sequenza senza alcun valore gerarchico), sono la bassa natalità (che vede la Sardegna al di sotto della media nazionale), il conseguente rapido invecchiamento della popolazione, lo sviluppo del capitale umano della regione (con particolare riferimento ai giovani), le condizioni di vita familiare e le forme di sostegno delle responsabilità genitoriali. Ancora: i rapporti tra generazioni e le condizioni per incrementare il sostegno reciproco, la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, le persone più deboli e fragili (per limitazioni psicofisiche e non autosufficienza), il disturbo mentale con le sue conseguenze sulla vita personale e familiare. Infine, i comportamenti potenzialmente autolesivi e il loro impatto sociale, e la promozione della cultura della partecipazione, della legalità e della sussidiarietà.
Il Piano prevede nuove condizioni per una nuova politica della spesa, basata sul passaggio da erogazioni settoriali a fondi locali di cittadinanza. Attualmente le risorse finanziarie destinate dalla Regione ai servizi sociali (104 euro pro capite) possono essere classificate in due categorie: quelle destinate a finanziare i servizi sociali sulla base della spesa storica (50 euro) e quelle destinate a un insieme di leggi finalizzate. Per entrambe le categorie (spesa storica e leggi finalizzate), le risorse sono distribuite sostanzialmente in relazione alla popolazione delle nuove province.
La programmazione unitaria porta la Sardegna all’avanguardia nell’organizzazione dei servizi alla persona. Il processo sicuramente complesso verrà affiancato da una capillare opera di formazione e accompagnamento degli operatori e dei cittadini che dovranno acquisire nuovi metodi di lavoro per una progettazione partecipata.
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