Circa 3500 nuovi casi ogni anno, con quasi 1500 morti. Al Cavall Marì di Alghero in un convegno si è discusso sulla vaccinazione contro l’Hpv
ALGHERO - Circa 3500 nuovi casi ogni anno, con quasi 1500 morti. Queste le cifre dell’impatto del tumore della cervice uterina in Italia, una malattia che oggi può essere prevenuta grazie alla vaccinazione nei confronti del papilloma-virus umano, più noto con la sigla Hpv. Due ceppi del virus, il 16 e il 18, sono in particolare responsabili di oltre il 70 per cento dei casi di tumore e con il vaccino che viene effettuato nelle giovanissime in Sardegna si può prevenire l’infezione che in alcuni casi dà origine alle trasformazioni maligne delle cellule del collo dell’utero.
Il vaccino contro il Papilloma virus rappresenta una svolta epocale nel campo della prevenzione primaria delle malattie più gravi; si è in presenza di un radicale cambiamento sia in termini culturali che scientifici. Sono partiti da queste evidenze scientifiche gli esperti che sabato 6 giugno si sono riuniti al Cavall Marì di Alghero per parlare di “Vaccinazione Hpv: stato dell’arte e prospettive future”, organizzato dalla Asl di Sassari.
All’incontro, articolato su una sessione mattutina e una pomeridiana, hanno preso parte tra gli altri Fiorenzo Delogu, del Servizio igiene pubblica del Dipartimento di prevenzione dell’Asl di Sassari, Paolo Castiglia, ordinario di Igiene all’Università di Sassari, Giovanni Urru, Direttore dell’Unità operativa complessa di Ostetricia e ginecologia di Alghero, Loreta Pinna Nossai della Ginecologia dell’ospedale civile algherese e Maria Paola Bagella del Centro oncologico della Asl sassarese.
All’incontro sono intervenuti inoltre medici di medicina generale, pediatri, ginecologi ed esperti di sanità pubblica, a dimostrazione dell’importanza del tema e del ruolo fondamentale del medico nel programma di vaccinazione, che rappresenta una formidabile arma preventiva contro una forma tumorale che colpisce ancora tante, troppe donne nel nostro paese. L'incontro ha permesso di rispondere ad un bisogno di chiarimenti e rassicurazioni in presenza di messaggi ed informazioni non sempre chiari.
La Sardegna è attualmente all’avanguardia nell’offerta vaccinale – è stato detto – il vaccino contro l’Hpv viene offerto gratuitamente a tutte le adolescenti di età compresa fra gli undici anni compiuti ed i dodici, ed è assicurato attraverso una forma di compartecipazione al costo da parte della famiglia a tutte le ragazze fino ai 18 anni, previa richiesta.
Nella Asl di Sassari – hanno spiegato gli esperti – la copertura vaccinale raggiunta è di circa il 70 per cento delle dodicenni, mentre più bassa è la copertura nelle altre fasce d’età dove è prevista la compartecipazione alla spesa per il vaccino. Per questo motivo sono al vaglio del Servizio di Igiene pubblica della Asl di Sassari progetti che consentano la collaborazione con alcuni enti locali del territorio, che hanno mostrato la loro disponibilità a supportare le famiglie nella compartecipazione alla spesa.
Il vaccino anti-Hpv viene effettuato nelle bambine e nelle adolescenti perché la sua attività protettiva è massima quando somministrato prima dell’inizio dell’attività sessuale, via principale di trasmissione del virus. Inoltre si è visto che le nuove infezioni virali si concentrano proprio tra i 15 e i 20 anni di età, in concomitanza con l’inizio dell’attività sessuale.
Il vaccino offerto dal Servizio sanitario regionale e quindi anche nella Asl sassarese va somministrato attraverso tre iniezioni nell’arco di sei mesi, effettuabili presso gli ambulatori vaccinali dei Servizi di igiene pubblica dei Dipartimenti di prevenzione e i Consultori familiari. Con la vaccinazione si gioca d’anticipo sull’infezione dei due ceppi considerati oggi i principali responsabili dell’insorgenza del tumore: l’Hpv 16 e 18, che causano con la loro infezione almeno sette casi di cancro su dieci.
Sul fronte scientifico – hanno detto gli esperti – le ricerche più recenti dimostrano che la vaccinazione deve rendere disponibile un elevato numero di anticorpi specifici contro questi virus nella sede in cui avviene l’infezione, l’apparato genitale, e che deve stimolare efficacemente le cellule difensive responsabili dell’attivazione delle difese dell’organismo in caso di contatto con i virus Hpv 16 e 18.
Infine i relatori hanno sottolineato che il Pap test, importante mezzo di prevenzione secondaria, riveste la stessa importanza della vaccinazione e deve essere effettuato regolarmente anche nelle donne vaccinate per l’HPV, per cercare di arginare adeguatamente l’insorgenza del cancro del collo uterino.
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