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A.B. 3 novembre 2008
Giudici, Ganau e Mura a difesa del Polo chimico
Il presidente della Provincia ed i sindaci di Sassari e Porto Torres annunciano compatti: «pronti a qualsiasi azione pur di salvaguardare l’occupazione»


SASSARI - «Pronti a qualsiasi azione pur di scongiurare la chiusura degli stabilimenti di fenolo e cumene da parte di “Polimeri Europa”, con cui di fatto si avvierebbe il processo di dismissione dell’industria chimica in Sardegna». È la dichiarazione di guerra del presidente della Provincia, Alessandra Giudici, e dei sindaci di Sassari e Porto Torres, Gianfranco Ganau e Luciano Mura. Un annuncio che arriva a pochi giorni dall’incontro con le forze sindacali, al termine del quale era stato lanciato un messaggio forte e chiaro verso il Governo, la Regione e l’Eni, affinché ascoltassero le ragioni per cui il territorio non vuole la fine della chimica a Porto Torres.

Ma soprattutto, l’avviso dei tre rappresentanti istituzionali dell’area in cui si trova il polo petrolchimico precede di poche ore l’incontro che i tre avranno per definire i tempi e le mosse da compiere per scongiurare il peggio. «Sì, perché la sospensione temporanea dell’attività degli stabilimenti di fenolo e cumene rischia di trasformarsi in una chiusura a tempo indeterminato di un’intera stagione, quella della chimica in Sardegna», è la preoccupazione che Giudici, Ganau e Mura ribadiscono, anche a seguito delle informazioni che da oltre Tirreno confermerebbero il blocco imminente della produzione proprio a causa di un eccesso di prodotto che l’azienda, la Polimeri Europa, non riuscirebbe a smaltire sul mercato.

«La situazione è grave, gravissima, ma lo sapevamo già lunedì scorso e per questo abbiamo lanciato l’allarme», dicono ancora il presidente della Provincia e i due sindaci. Semmai, «oggi ci sembra opportuno guardare in faccia la realtà e adoperarsi per evitare che venga messa la parola fine sull’industria chimica di Porto Torres senza che il territorio venga minimamente interpellato», aggiungono. E che si tratti della fine, secondo i tre, non c’è dubbio. «Senza fenolo e cumene rischia di implodere l’intero stabilimento – denunciano – Polimeri utilizza gran parte delle utilities e in sua assenza l’attività sarebbe ridotta all’osso». Un problema che «rischia di coinvolgere, come in un incidente a catena, le imprese esterne e l’intero indotto, mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro». Che per Alessandra Giudici, Gianfranco Ganau e Luciano Mura sono il primo pensiero. «Vogliamo tutelare il territorio, e questo significa anzitutto difendere l’occupazione e salvaguardare ogni singolo lavoratore», dichiarano in vista dell’incontro operativo che avranno lunedì.
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