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Gianfranco Langella 21:42
L'opinione di Gianfranco Langella
Eolico ed espropri: difendiamo la Sardegna


Quanto sta accadendo in Sardegna è assurdo e preoccupante. Una società può presentare un progetto per realizzare un impianto eolico anche senza essere proprietaria dei terreni interessati. Se il progetto viene autorizzato e dichiarato di pubblica utilità, si può arrivare all’esproprio oppure all’imposizione di servitù per pale, strade, cavidotti e linee elettriche. Ma ci rendiamo conto? Qualcuno, a nostra insaputa e senza possedere neppure un metro di quella terra, può presentare un progetto per installare mega pale eoliche, strade e altre infrastrutture. Una volta ottenute le autorizzazioni e la dichiarazione di pubblica utilità, può persino avviare la procedura di esproprio. E il proprietario, che magari su quel terreno ha lavorato e fatto sacrifici per tutta la vita, rischia di trovarsi davanti a decisioni già avviate, costretto a difendere ciò che gli appartiene. È davvero questo il modello di transizione energetica che vogliamo per la Sardegna? È giusto ricordare anche le responsabilità politiche. L’attuale decreto legislativo n. 190 del 2024 nasce dalla delega contenuta nella legge n. 118 del 2022, approvata durante il Governo Draghi e sostenuta anche dalle forze del centrosinistra. La possibilità di ricorrere agli espropri nel settore energetico esisteva già, ma in quella stagione politica furono poste le basi della disciplina oggi in vigore. Chi adesso si mostra scandalizzato non può avere la memoria corta e scaricare ogni responsabilità sugli altri. È vero che nessuno può essere espropriato senza un procedimento amministrativo e senza ricevere le comunicazioni previste dalla legge. Il problema, però, è che un proprietario potrebbe scoprire quanto sta accadendo quando il progetto è già stato presentato e il suo percorso autorizzativo è cominciato. All’improvviso una famiglia può ritrovarsi coinvolta in una procedura destinata a cambiare per sempre il futuro della propria terra o della propria azienda agricola. Una semplice comunicazione e un’indennità economica non bastano a garantire una tutela reale. La terra non è soltanto una particella catastale: è lavoro, storia, sacrificio, affetti e futuro. In Sardegna questo valore è ancora più profondo. Le nostre terre sono state custodite e tramandate per generazioni. Non possono diventare, da un giorno all’altro, il luogo scelto da una grande società per realizzare il proprio investimento industriale. Non possiamo riempire vaste aree dell’Isola con centinaia di pale alte anche centinaia di metri, trasformando il paesaggio e arrivando a circondare nuraghi, siti archeologici e luoghi che raccontano migliaia di anni della nostra storia. La Sardegna non è uno spazio vuoto sopra una carta geografica, sul quale tracciare linee, costruire strade e piantare torri a piacimento. Ogni programma energetico deve essere concordato con la Regione, con i Comuni, con i territori e soprattutto con le popolazioni direttamente interessate. Non è accettabile che le decisioni arrivino dall’alto e che ai sardi rimanga soltanto il compito di subirne le conseguenze. La Sardegna deve poter decidere dove, come e quanta energia produrre, tutelando il proprio paesaggio, l’agricoltura, l’economia e la propria identità. Gli obiettivi stabiliti dall’Europa non possono diventare un lasciapassare per occupare indiscriminatamente la nostra Isola. Un progetto non diventa davvero "green" soltanto perché produce energia rinnovabile. Se devasta il paesaggio, consuma territorio, penalizza l’agricoltura, mette a rischio il patrimonio archeologico e viene imposto senza ascoltare le comunità, allora di verde conserva soltanto l’etichetta.Siamo favorevoli alle energie rinnovabili, ma non a qualsiasi prezzo e soprattutto non sulla testa dei cittadini. Non possiamo accettare una transizione energetica nella quale i profitti prendono altre strade, mentre ai sardi rimangono pale gigantesche, cavidotti, strade di servizio, terreni sottoposti a servitù o espropri e un paesaggio trasformato per sempre. I proprietari devono essere informati personalmente fin dall’inizio, avere pieno accesso ai documenti, tempi adeguati per presentare osservazioni e la possibilità concreta di difendersi. La pubblica utilità deve essere dimostrata seriamente, progetto per progetto, e non può diventare una formula automatica per favorire qualsiasi investimento privato. La Sardegna ha già dato moltissimo. Non può diventare una piattaforma energetica a disposizione di chi arriva, individua un terreno e presenta un progetto senza avere alcun legame con quel territorio. Difendere l’ambiente significa anche proteggere il paesaggio, l’agricoltura, la storia e il diritto delle comunità a decidere del proprio futuro. La transizione energetica deve essere giusta, condivisa e rispettosa dei territori. Senza queste condizioni non è sviluppo e non è vero green: è soltanto un’imposizione.

*Già Assessore del Comune di Alghero
Commenti
22/9/2026
Era imbottita di rifiuti di ogni genere. L’intervento grazie all’interessamento del presidente della Commissione consiliare Ambiente e dell’assessore competente



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