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Giusy Piccone 1 agosto 2026
L'opinione di Giusy Piccone
Su Nobento molta comunicazione e poca informazione


Sulla vicenda Nobento si è fatta molta comunicazione e poca informazione. È giusto che si parli della preoccupazione dei lavoratori e delle loro famiglie, ed è comprensibile che le organizzazioni sindacali chiedano risposte. Ma chi accusa la Regione, e in particolare l’Assessora Desirè Manca, di essersi limitata a "manifestare vicinanza" senza fare nulla di concreto, o non conosce i fatti o sceglie di ignorarli. I fatti sono questi: Fin dal 2025, l’Assessorato regionale del Lavoro ha convocato e partecipato a una serie continuativa di incontri istituzionali con l’azienda, le organizzazioni sindacali, il Comune di Alghero e ASPAL, per affrontare una crisi che la stessa Nobento ha attribuito al calo delle commesse. Non tavoli di facciata, ma un percorso che ha già prodotto risultati misurabili: l’attivazione della Cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale, a tutela di 235 lavoratori, formalizzata con il Decreto n. 2390 del 30 luglio 2025; la proroga della CIGS fino al 30 novembre 2026, disposta con il Decreto n. 2038 del 24 giugno 2026, garantendo continuità alla copertura dei lavoratori; l’approfondimento, in un incontro a settembre 2025, dei requisiti necessari per accedere ai finanziamenti regionali destinati alla formazione e alla riqualificazione del personale; la proposta, avanzata dall’Assessora in accordo con il sindaco di Alghero in un incontro a ottobre 2025, di attivare cantieri occupazionali per tutelare i lavoratori in attesa della ripresa dell’attività produttiva. È bene che i cittadini conoscano anche i limiti reali entro i quali la Regione può intervenire, perché la trasparenza deve valere in entrambe le direzioni. La normativa in materia di aiuti di Stato non consente alla Regione di assegnare direttamente a una singola impresa risorse pubbliche costruite su misura per le sue esigenze. Anche i finanziamenti destinati alla formazione possono essere concessi soltanto attraverso procedure pubbliche e nel rispetto dei requisiti e degli accreditamenti previsti dalla legge. Ed è proprio su questo punto che occorre fare chiarezza. L’azienda ha chiesto che le risorse regionali per la formazione fossero erogate direttamente e utilizzate all’interno della propria struttura. Una modalità che la Regione non poteva autorizzare in assenza dei requisiti previsti e al di fuori degli avvisi pubblici. Quando, invece, la Regione ha proposto una forma diversa e concretamente praticabile di sostegno, destinata direttamente ai lavoratori e alle loro famiglie, l’azienda non ha aderito. La proposta dei cantieri occupazionali, formulata dall’Assessora Manca insieme al sindaco di Alghero, avrebbe consentito di offrire ai lavoratori un’occupazione e un reddito durante la fase di sospensione dell’attività produttiva. L’accesso a questa misura presupponeva però lo status di percettori di NASpI e, quindi, l’avvio della procedura necessaria da parte dell’azienda, soluzione che Nobento ha escluso. Nei fatti, l’azienda non ha accolto le forme di supporto individuate dalla Regione perché ha continuato a chiedere una modalità diversa: il trasferimento diretto di risorse regionali per finanziare attività formative interne. Una richiesta che la normativa vigente non consente di soddisfare. Questa è la differenza sostanziale tra le due posizioni. La Regione ha lavorato per individuare strumenti pubblici legittimi, concretamente utilizzabili e rivolti prima di tutto alla tutela dei 235 lavoratori e delle loro famiglie. L’azienda ha invece subordinato la propria disponibilità a una forma di finanziamento diretto che non poteva essere concessa. Detto in altre parole: la Regione ha messo sul tavolo strumenti concreti per tutelare il reddito e l’occupazione dei lavoratori. Ha attivato gli ammortizzatori sociali, ne ha garantito la proroga, ha verificato le possibilità di riqualificazione professionale e ha proposto i cantieri occupazionali. Ha fatto la propria parte, nei limiti che la legge consente. Se alcune misure non sono state attivate, non è perché sia mancata la volontà della Regione, ma perché le soluzioni proposte non sono state accolte dall’azienda. Come consigliera comunale della città di Alghero ritengo che la priorità debba rimanere la tutela dei lavoratori di Nobento e delle loro famiglie. Le risorse pubbliche devono essere utilizzate nel rispetto delle norme e con un obiettivo preciso: garantire reddito, dignità e prospettive occupazionali alle persone coinvolte nella crisi. La strada giusta non è quella delle accuse generiche contro chi ha lavorato per mesi alla vertenza, ma quella dell’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Azienda, organizzazioni sindacali, Comune e Regione devono continuare a confrontarsi con chiarezza, mettendo finalmente al centro non la destinazione delle risorse alle casse aziendali, ma il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie.

*Consigliera comunale Movimento Cinque Stelle Alghero
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