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A.B. 28 giugno 2008
Nuovi farmaci nella cura del carcinoma renale ed epatico
In un convegno a confronto esperti oncologi, epatologi, chriurghi e urologi


SASSARI – Da oggi anche l’oncologo può aggiungersi alla gestione del paziente che presenta un carcinoma renale o epatico in fase avanzata. È quanto scaturito dal convegno, dal titolo “Il carcinoma renale ed epatico in stadio avanzato: nuove prospettive terapeutiche”, che si è svolto ieri sera e questa mattina nella sala convegni dell’Hotel Carlo Felice. L’incontro, organizzato dall’Unità operativa di Oncologia medica e dall’Unità operativa di Medicina II dell’Ospedale Santissima Annunziata di Sassari, ha messo a confronto tra loro esperti oncologi, epatologi, gastroenterologi, urologi, radiologi, chirurghi della Sardegna e della Penisola. Il convegno ha messo in luce il fatto che «patologie sino a ieri orfane di farmaci con reale attività antitumorale, a parte il rene in un piccolo gruppo di pazienti suscettibili all’interleuchina e all’interferone, oggi - hanno spiegato gli esperti – possono contare su tre-quattro farmaci capaci di impattare sul tumore. Alcuni di questi farmaci vengono già commercializzati – hanno proseguito gli specialisti – altri invece lo saranno a breve. Si tratta di farmaci biologici che agiscono sulla capacità dei tumori di autoalimentarsi, quindi consentono una regressione del tumore e una maggiore sopravvivenza del paziente». Due gli argomenti, il primo trattato ieri sera e relativo alla prospettive terapeutiche per il carcinoma renale avanzato, il secondo invece affrontato questa mattina ed incentrato sulle prospettive di cura nell’epatocarcinoma. Ieri, gli esperti hanno parlato dei nuovi farmaci e delle loro azioni, prima dei farmaci presi singolarmente poi del loro utilizzo sequenziale. I farmaci, attivi appunto per i tumori del rene e del fegato, non sono però privi di effetti collaterali. Ecco perché nella tavola rotonda, sulle vecchie e nuove terapie mediche a confronto, si è parlato a lungo del ruolo e delle strategie di utilizzo ottimale della immuno e chemioterapia, del “Bevacizumab”, del “Sutent”, degli inibitori del “M-tor” e del “Sorafenib”, quest’ultimo utilizzato nella terapia per il carcinoma avanzato del rene e, a brevissimo, anche per il fegato. Ma anche della necessità di individuare i pazienti che possano giovarsi di tali terapie. Adesso si fa spazio quindi una terapia medica, attraverso farmaci che hanno dimostrato notevole attività, che si affianca a quelle terapie sino ad ora prevalenti, cioè chirurgiche o ecografiche mirate. Si è quindi discusso di nuove metodiche diagnostiche radiologiche come l’imaging morfologico e, con gli urologi, degli approcci chirurgici. La Sardegna presenta la più alta incidenza di tumori al fegato, legati alla maggiore incidenza di epatite C, che rappresentano il 3percento dei tumori. Con l’illustrazione delle cause, della storia e della diagnosi si è aperta questa mattina la seconda parte del convegno. Gli esperti hanno affrontato i temi relativi alle indicazioni terapeutiche e alle differenti terapie a seconda che si tratti di interventi su patologie individuate in fase precoce o avanzata. Nel primo caso si è parlato delle terapie curative chirurgiche, quindi delle nuove terapie ablative per cutanee che consentono di allungare la sopravvivenza del paziente. Nel caso di patologie in stadio avanzato si è parlato appunto dei nuovi farmaci, in particolare del Sorafenib. La parte centrale della mattinata è stata dedicata alle relazioni dei chirurghi e della possibilità che essi hanno di effettuare interventi non sempre demolitivi. Si è parlato infine di trapianti di fegato e di terapia medica nello stato avanzato della malattia.
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