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Red 21 novembre 2020
Università: ok all´istruzione in carcere
Un Polo universitario penitenziario più inclusivo per il prossimo triennio. Firmato un nuovo protocollo d´intesa per l´istruzione in carcere, che interessa gli Istituti penitenziari di Alghero, Nuoro, Sassari e Tempio Pausania


ALGHERO - Trasformare una criticità in un’opportunità. Così ha interpretato la crisi pandemica in corso lo staff del Polo universitario penitenziario dell’Università degli studi di Sassari, che da marzo ha lavorato non solo per alleggerire i disagi degli studenti iscritti all’Uniss detenuti negli Istituti penitenziari di Alghero, Nuoro, Sassari e Tempio Pausania; grazie a una fitta rete di relazioni, è stato possibile siglare un nuovo protocollo d’intesa per il triennio 2020-23 e realizzare un progetto di informatizzazione delle aule universitarie penitenziarie unico in Italia. In base al nuovo protocollo d’intesa, aderiscono a un patto istituzionale per il diritto allo studio universitario delle persone che abbiano limitazioni della libertà personale non solo l’Università di Sassari e il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria (già firmatari dell’edizione 2014-20), ma anche l’Ufficio Interdistrettuale di esecuzione penale esterna e il Centro per la giustizia minorile. L’innesto dei due nuovi enti permetterà di offrire maggiori servizi e tutele alle persone che scontano la pena all’esterno degli istituti penitenziari e ai giovani fino a venticinque anni di età che abbiano commesso reati da minorenni. Ma sono soprattutto l’alto tasso tecnologico, la spinta decisa verso la dematerializzazione, la capillarità e il dettaglio dei servizi a caratterizzare il nuovo protocollo. «Abbiamo lavorato continuamente per mesi per realizzare un network tra istituzioni che non ha eguali in Italia - dichiara il provveditore dell’Amministrazione penitenziaria Maurizio Veneziano – e che ha ricevuto molto apprezzamento dal Ministero della Giustizia come progetto pilota a livello nazionale». Dall’Università arriva la conferma della soddisfazione per il lavoro svolto: «Lasciamo al prossimo governo di ateneo un Polo universitario penitenziario in ottima salute, con un protocollo moderno, multilaterale e inclusivo», afferma il rettore Massimo Carpinelli.

Il coordinatore di Ateneo per il progetto Pup Emmanuele Farris precisa: «Oggi il nostro Pup, con quasi settanta studenti (di cui il 61percento in alta sicurezza, l’8,5percento al 41bis e il 30,5percento in media sicurezza), è il quarto in Italia per numeri assoluti, ma il primo per incidenza sulla popolazione detenuta: negli istituti penitenziari dove opera il Pup Uniss studia all’Università il 5,4percento della popolazione detenuta, contro una media nazionale dell’1,4percento. Nell’ultimo Anno accademico 2019-20 abbiamo avuto un incremento del 61percento di studenti rispetto al triennio precedente. Abbiamo ridotto di 3,5 volte il numero di studenti che non riescono a dare esami, portandolo quasi a zero, e più che raddoppiato il numero di studenti meritevoli». Il direttore dell’Uiepe di Cagliari Antonella Di Spena, insediatasi di recente, ha affermato: «Auspico l’estensione di questa utile iniziativa a tutte le persone in esecuzione penale esterna del territorio sardo e, in particolare, ai detenuti domiciliari che potranno essere impegnati in validi percorsi trattamentali, di indubbia valenza risocializzante». Per il Centro giustizia minorile, il direttore Giampaolo Cassitta ritiene il progetto assolutamente innovativo e utilissimo anche per i giovani adulti in carico al Centro: «E' un punto di incontro e confronto tra istituzioni che mette al centro il ragazzo come portatore di possibilità», ha affermato. Anche Giovanna Allegri, responsabile del servizio tecnico del Centro, ritiene il progetto un’opportunità sostanziale e una scommessa per chi non ha avuto delle possibilità.

Contemporaneamente alla stesura del nuovo protocollo d’intesa, e traendo spunto dagli insegnamenti derivanti dal lockdown, si è avuta la spinta per realizzare un progetto che solo fino a pochi anni fa sarebbe stato impossibile immaginare: l’allestimento di aule didattiche informatizzate, una in ogni istituto penitenziario, dedicate esclusivamente agli studenti universitari. Un altro esempio di convergenza istituzionale, dato che il cablaggio è stato finanziato direttamente dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, gli arredi dal Prap, hardware e software da Uniss grazie a un finanziamento premiale concesso dal Ministero dell’Università e ricerca. Uno sforzo economico notevole, che sarà supportato da ulteriori finanziamenti per garantire anche nel 2021 la segreteria del Pup e i tutor nei vari istituti penitenziari sede del Polo. «Tutto questo è possibile quando le Istituzioni decidono di parlarsi e lavorare insieme – chiarisce Farris – e quando hanno la capacità di sensibilizzare altri enti che danno supporto economico: nel nostro caso, all’Ersu Sassari, che da anni ci permette di erogare servizi specifici agli studenti detenuti e con il quale abbiamo rinnovato la convenzione triennale proprio in questi giorni, si aggiunge la Fondazione di Sardegna, che con un finanziamento erogato sul bando “Volontariato 2020” per il progetto “Potenziamento dei servizi didattici per persone detenute iscritte all’Università di Sassari” ci permette di garantire un tutor in ogni aula didattica penitenziaria per tutto il 2021». Per saperne di più, l’appuntamento è per giovedì 26 novembre, dalle 15.30 alle 17, quando, durante la “Notte dei ricercatori 2020” intitolata “Pratiche di resilienza tra Università e Società”, lo staff del Pup presenterà, con diversi ospiti esterni, le novità del progetto con un webinar (accesso libero) dal titolo “Il Polo universitario penitenziario nell’era digitale: le nuove tecnologie a servizio dell’inclusività”.
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