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Cor 4 settembre 2020
«Ruspe e betoniere all’assalto di Porto Conte»
Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato una specifica istanza di accesso civico. Coinvolti Ministeri per i Beni e Attività Culturali e dell’Ambiente, Regione, la Soprintendenza, il Servizio regionale Valutazioni Ambientali, il Comune di Alghero, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari


ALGHERO - «Il clima grigio cemento diffuso irresponsabilmente dall’Amministrazione regionale isolana guidata dal sardo-leghista Solinas sta portando alla materializzazione degli incubi di calcestruzzo sui litorali della Sardegna». Lo sottolineano dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus annunciando la presentazione allo Sportello unico attività produttive (SUAP) del Comune di Alghero di due progetti edilizi per demolizione e ricostruzione con aumento di volumetrie fino al 30% si sensi di provvedimento legislativo collegato al c.d. piano casa (art. 39 della legge regionale n. 8/2015; legge regionale n. 4/2009 e s.m.i.) per i complessi ricettivi Hotel Baia di Conte e Hotel Corte Rosada, sulla costa di Porto Conte, a due passi dal mare.

L'associazione ambientalista presieduta in Sardegna da Stefano Deliperi e con sedi in numerose regioni d'Italia, precisa come l’area costiera di Porto Conte rientri nell’omonimo parco naturale, sia tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), e rientri, inoltre, nella zona di protezione speciale – ZPS ITB013044 e nel sito di importanza comunitaria – SIC “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio” (codice ITB010042), ai sensi delle direttive n. 92/43/CEE sulla tutela degli habitat e n. 09/147/CE sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica.

Secondo quanto riferito dal Gruppo d’Intervento Giuridico, «l’Hotel Baia di Conte, realizzato dal gruppo imprenditoriale del finanziere libanese Baroudi a partire dagli anni ’70 del secolo scorso con un bel po’ di volumetrie abusive (poi condonate), a più riprese, vari progetti immobiliari ne auspicavano il pesante incremento volumetrico. Progetti speculativi mai tramontati a ovest di Capo Caccia. Oggi, con circa 600 posti letto, in mano alla IFIT – SOGAT s.r.l. (e gestita dal gruppo turistico Tui Nordic), presenta un progetto di demolizione e ricostruzione con aumenti volumetrici da migliaia e migliaia di metri cubi di volumetrie. Così fa anche – sebbene meno ingente – la sassarese Blue Moon s.p.a. che vuol demolire e ricostruire con ampliamenti il vicino Hotel Corte Rosada, sempre a due passi dal mare».

«Non può certo essere emanato il provvedimento che autorizza demolizione e ricostruzione con aumento volumetrico senza conclusione positiva del procedimento di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), con soglie dimensionali dimezzate in quanto trattasi di area costiera (D.M. 30 marzo 2015), ma soprattutto i provvedimenti che autorizzano aumenti volumetrici in aree di conservazione integrale, come la fascia costiera dei 300 metri dalla battigia, così individuata dalla legge (art. 10 bis della legge regionale n. 45/1989 e s.m.i.) e dalla pianificazione paesaggistica (piano paesaggistico regionale – P.P.R.) non possono essere in contrasto con la normativa di salvaguardia costiera, come chiaramente espresso dalla giurisprudenza (es. Cass. pen., Sez. III, 11 maggio 2020, n. 14242; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. 7, del 20 febbraio 2015, n. 1193) e ribadito recentemente con il ricorso governativo davanti alla Corte costituzionale avverso la legge regionale Sardegna n. 17 del 34 giugno 2020, che ha stabilito l’ennesima proroga temporale del c.d. piano casa».

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, inoltrato (3 settembre 2020) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti, segnalando l’impossibilità sul piano giuridico di legittimi aumenti volumetrici in aree di massima tutela costiera. Coinvolti in Ministeri per i Beni e Attività Culturali e dell’Ambiente, la Regione autonoma della Sardegna, la Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Sassari, il Servizio regionale Valutazioni Ambientali, il Comune di Alghero, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, informando preventivamente la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari. Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha promosso la petizione per la salvaguardia delle coste sarde finalizzata al mantenimento dei vincoli di inedificabilità costieri nella fascia dei 300 metri dalla battigia marina, stabiliti dalle normative vigenti e dalla disciplina del piano paesaggistico regionale (P.P.R.). «Siamo ormai ben più di 35 mila cittadini ad averla sottoscritta. Abbiamo difeso, difendiamo e difenderemo la nostra Terra, millimetro per millimetro. Ne stiano certi» concludono dall'associazione ambientalista regionale.


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