Operare al cuore senza incidere lo sterno. La nuova metodica viene usata per la prima volta nella Cardiochirurgia di Sassari
SASSARI - È una tecnica mininvasiva, che permette di operare al cuore senza dover richiedere l’apertura del torace, con una incisione longitudinale dell’osso sternale. Si chiama “port access” e dal mese di dicembre viene utilizzata, per la prima volta in Sardegna e nel Sud Italia, dai chirurghi del reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale “Santissima Annunziata” di Sassari. Sono già sei i pazienti operati con questa metodica dall’équipe guidata dal responsabile della struttura, Michele Portoghese. Due pazienti sono stati sottoposti ad interventi di rivascolarizzazione (by-pass con uso dell’arteria mammaria interna), due ad interventi di sostituzione della valvola mitralica, uno ad intervento di sostituzione della valvola aortica ed uno ad intervento di riparazione della valvola mitralica. Tutti i pazienti sono stati dimessi in breve tempo e sono già a casa, in buone condizioni. «Negli ultimi anni – spiega Michele Portoghese – sono state messe a punto tecniche particolari che permettono di operare al cuore senza per questo dover aprire lo sterno. Si tratta di metodiche “mininvasive”, attraverso le quali vengono praticate piccole incisioni cutanee all’altezza delle costole». «È possibile quindi sfruttare lo spazio ottenibile per allargare delicatamente con appositi strumenti le spazio tra le coste – prosegue – e, con particolari sistemi di telecamere che entrano nel torace, proiettare l’immagine su un monitor esterno. Il chirurgo in questo modo raggiunge ed opera sia la superficie del cuore, cioè i vasi coronarici, che gli organi cardiaci interni, come le valvole del cuore». Per anni la via chirurgica per raggiungere ed operare il cuore ha richiesto l’apertura del torace, con l’incisione dello sterno. Una strada obbligata che spesso genera disagio nel paziente, soprattutto nei primi mesi dopo l’intervento e sino alla naturale riparazione dell’osso, proprio come nelle fratture. In alcuni pazienti inoltre, particolarmente nei più giovani, è forte l’impatto che deriva dalla cicatrice sul torace creata dall’intervento chirurgico, un aspetto psicologico che non può essere sottovalutato. «Al momento queste tecniche – riprende Michele Portoghese – possono essere applicate soltanto ad alcuni casi selezionati, in cui cioè le condizioni anatomiche delle regioni del cuore che devono essere operate presentino caratteristiche favorevoli. È bene sottolineare quindi che la via “classica” è ancora quella da preferire, per la maggior parte dei pazienti, in modo particolare per i casi più complessi e per i casi urgenti». «Ciononostante – continua il cardiochirurgo – i miglioramenti tecnologici sono in costante e rapida crescita, per cui possiamo realisticamente prevedere che un numero sempre maggiore di pazienti potrà beneficiare di queste tecniche». Tecniche che, se da una parte possono presentare lo stesso grado di rischio degli interventi “normali”, dall’altro hanno il vantaggio di favorire un più rapido recupero post operatorio. A questo beneficio possono essere aggiunti quello che deriva da una degenza più confortevole e di minor durata e quello di una migliore accettazione dell’operazione sul piano estetico e psicologico. «Si tratta di considerazioni che possono avere anche un importante rilevanza economica – conclude Portoghese – in quanto degenze più brevi e minori complicazioni legate alla cicatrizzazione dello sterno significano anche risparmio nelle spese di assistenza; risparmio che consente abbondantemente di ripagare gli investimenti in tecnologia che queste procedure richiedono».
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