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Red 12 maggio 2020
La Fase 2 secondo chi lavora in prima linea nel sociale
L’Ordine degli assistenti sociali della regione Sardegna mette in luce le criticità (ed avanza alcune proposte) relative all’attuale gestione della Fase 2 dal punto di vista delle politiche e delle misure sociali adottate e da adottare dal governo regionale


CAGLIARI - «In rappresentanza di tutti e tutte le assistenti sociali, il nostro Ordine, il 17 aprile, ha presentato una nota interlocutoria nei confronti della Regione Sardegna e dell’Anci regionale in merito alla gestione delle misure contenute nella Legge Regionale 12/2020, nella successiva Deliberazione della Giunta 19/12 del 10 aprile. Rispetto a questi due specifici provvedimenti, il nostro Ordine professionale solleva sostanzialmente due livelli di problemi, il primo legato alla tempistica imposta dal presidente della Regione ed annunciata a gran voce il Venerdì santo ed il secondo strettamente attinente al merito della misura». L’ordine degli assistenti sociali della regione Sardegna mette in luce le criticità (ed avanza alcune proposte) relative all’attuale gestione della Fase 2 dal punto di vista delle politiche e delle misure sociali adottate e da adottare dal governo regionale.

«L’attuazione e la realizzazione della misura come hanno dimostrato i fatti, si scontra con dati di realtà quali la molteplicità delle fattispecie di bisogno che questa emergenza sta creando e delle altre misure messe in campo dal Governo nazionale e regionale, prima e durante l’emergenza; linee guida sintetiche, modulistica incompleta e chiarimenti in continua modifica ed integrazione e di fatto ancora in costruzione. Una situazione confusa ed in continuo mutamento – sottolineano i membri dell'Ordine - di cui i cittadini già gravemente danneggiati dalla situazione, non avevano di certo bisogno. Rispetto al merito della misura, in queste settimane il nostro Ordine ha proposto ad Anci Sardegna ed all’Assessorato regionale Igiene, sanità ed assistenza sociale una propria proposta di collaborazione, proponendo alcune aree di lavoro su cui implementare politiche di ricostruzione del tessuto sociale ed economico sardo. Come messo in luce da Gianmario Gazzi, presidente dell’Ordine nazionale assistenti sociali, “Dalla fine di febbraio a oggi i professionisti del sociale hanno dato il massimo, senza tirarsi mai indietro, mettendo in risalto la centralità del loro operato, già evidente agli occhi degli addetti ai lavori e che ora è emersa in tutta la sua importanza agli occhi dell’intero Paese”».

«Il sistema dei Servizi sociali, durante e dopo l’emergenza sanitaria, ha mostrato la sua grande forza. Gli oltre 1400 professionisti e professioniste assistenti sociali che operano nei servizi del privato sociale e del pubblico si sono occupati incessantemente di tutto ciò che questa situazione ha portato in mezzo alle persone, dalle dimissioni protette negli ospedali, al garantire qualsiasi tipo di bisogno che non fosse prettamente sanitario anche alle persone non ricoverate negli ospedali. Ci siamo inventati servizi domiciliari, di prossimità, di sostegno e di orientamento per le persone sole, per i caregiver rimasti soli, per tutti coloro che nella quotidianità del Lockdown hanno rischiato di perdere la propria autonomia e dignità. Eppure – insistono - agli occhi della politica regionale, questi professionisti continuano ad essere considerati meri esecutori di provvedimenti frettolosi che rischiano di diventare pericolosamente iniqui, fatta salva la possibilità di imputare loro a posteriori, la responsabilità del fallimento degli stessi».

«L’impatto dell’emergenza sanitaria, gli effetti dei due mesi di serrata, il faticoso e lento ritorno alla normalità hanno creato e stanno creando una profonda ferita nelle persone e nelle comunità. Dobbiamo essere consapevoli che da un punto di vista psicologico, relazionale, le persone e le relazioni sociali sono fortemente stressate ed in queste condizioni si va prefigurando quanto da molti è definito “una bomba sociale”. Noi dobbiamo far sì che queste situazioni trovino risposte ed in quest’ottica. Il nostro Ordine ha cercato, in più occasioni, di fare squadra con chi si trova nei territori. In tal senso abbiamo condiviso con Anci Sardegna criticità e preoccupazioni e siamo in attesa di impegni concreti e congiunti nel fare fronte comune. Abbiamo sollecitato l’Assessorato regionale e la Direzione regionale per le Politiche sociali, ottenendo un assordante silenzio. I nostri principali interlocutori e decisori, seppur giustamente, fortemente concentrati sulla “Fase 2” stanno compiendo, ancora una volta, una tragico errore: continuano a guardare il dito e non la luna», spiegano dagli uffici regionali dell'Ordine degli assistenti sociali.

«Insistiamo sulla necessità della ricostruzione del welfare regionale che si riprenda il ruolo di “Sistema integrato di interventi e servizi sociali” che tenga conto della multidimensionalità delle persone, investa su di esse e sulle reti della comunità, valorizzi e non mortifichi le professioni sociali ed i professionisti che operano negli enti. Se spetta alla politica raccogliere i pezzi e mettere insieme economia–produttività-società, questa non può permettersi di non valorizzare il processo “dal basso”, ossia la voce dei professionisti del sociale che stanno accogliendo e raccogliendo i pezzi della dimensione sociale ed umana di ciò che sta accadendo e che accadrà. Dobbiamo intervenire adesso – concludono i rappresentanti dell'Ordine - subito e velocemente non solo sul reddito (che seppur importantissimo, non è l’unico intervento possibile), ma anche sulla valorizzazione delle politiche e delle misure di contrasto alla povertà (in tutta la sua complessità), il sostegno alla famiglia ed ai servizi educativi ed infine il supporto e sull’integrazione socio-sanitaria. Se non facciamo cosi noi non solo daremo risposte ai cittadini, ma rischiamo di avere la rabbia sociale che esplode e la nostra professione non ha intenzione di farne le spese».
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