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Red 11 aprile 2017
Usi civici, dialogo tra ambientalisti e Regione
Lo scorso dieci aprile il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha consegnato al Presidente della Regione Autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru la petizione promossa dall’Associazione per la tutela delle terre ad uso civico della Sardegna che, nel giro di poche settimane, ha raggiunto 1.147 firme


CAGLIARI - Si è tenuto ieri a Villa Devoto un primo incontro tra il presidente Francesco Pigliaru e i rappresentanti del Gruppo di Intervento Giuridico sulla questione degli usi civici. Nello specifico è stata chiarita la portata della recente legge N.26 del 2016, con la quale la Regione Sardegna, unica in tutto il panorama nazionale, ha regolamentato gli effetti sul paesaggio degli interventi di sclassificazione, riconoscendo la necessità di intervento di Regione e Mibact.

Oltre a svolgere un'importante funzione economico-sociale garantendo le risorse alle collettività che ne sono proprietarie, gli usi civici costituiscono infatti beni paesaggistici e sono pertanto salvaguardati da precise disposizioni. È stato inoltre sottolineato che la Legge non ha introdotto nuove ipotesi di sclassificazione, ed è quindi da escludersi il paventato rischio di ampliamento delle ipotesi di sottrazione dei terreni all’uso collettivo.

La Regione ha dato infine notizia che dal 3 aprile le competenze in materia di accertamenti degli usi civici è passata all'Agenzia Laore e che in breve tempo sarà concluso l'iter di ufficializzazione degli accertamenti di sussistenza dell'uso civici nei comuni in cui tale attività era rimasta incompiuta. Il dialogo con il Grig proseguirà nelle prossime settimane.

«Dal vivace dialogo è emersa, comunque, la comune volontà di studiare delle soluzioni mirate a prevenire una eventuale perdita o comunque un impoverimento dello straordinario patrimonio paesaggistico, sociale e identitario rappresentato delle terre ad uso civico in Sardegna, e focalizzate soprattutto sull’esigenza di considerare la sdemanializzazione come ipotesi remota ed in ogni caso, da collegare con il trasferimento dei diritti di uso civico su altri terreni di rilevante calore ambientale (boschi, coste, zone umide), anche con il concorso della Regione, in modo da non privare la collettività del proprio patrimonio di terre civiche» commenta l'associazione ambientalista.
Commenti
18:31
I Comuni dovranno formalizzare l’adesione entro il 3 giugno 2026 e avviare i lavori entro 12 mesi dall’assegnazione delle risorse, nel rispetto delle tempistiche e delle condizioni stabilite dalla deliberazione
5/5/2026
Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano? Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado



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