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A.B. 23 marzo 2016
Sequestro di polpa di ricci ed arselle ad Olbia
Nei tre ristoranti controllati oggi dai militari della locale Capitaneria di Porto, sono stati trovati 1,6chilogrammi di polpa di riccio ed 1,7chilogrammi di arselle di provenienza illecita


OLBIA - Nel corso della normale attività di controllo lungo la filiera della pesca, questa mattina (mercoledì), i militari dalla Capitaneria di Porto di Olbia hanno concentrato la propria attenzione sugli esercizi di ristorazione della zona sud della città. Il risultato è stato quanto mai clamoroso: nel 100percento dei casi (tre ristoranti su tre) è stata trovata polpa di riccio frutto di pesca illegale e, pertanto, non tracciata ne tracciabile, secondo le normative in vigore, per un totale di 1,6chilogrammi.

In uno degli esercizi è stato trovato anche oltre 1,7chilogrammi di arselle, viziate dalla stessa illecita provenienza. E’ così scatta la verbalizzazione a carico dei titolari degli esercizi, per un totale di 4500euro, con relativo sequestro, la cui convalida, è stata richiesta al Comune, competente ad irrogare le sanzioni in materia di tracciabilità. Com’è noto, il riccio di mare è prodotto alquanto ricercato sul mercato e, in particolare nei periodi prossimi alle principali festività, diviene oggetto di una pesca intensa quando non dissennata. Peraltro, il suo “confezionamento” e la sua conservazione, spesso sono alquanto discutibili e certamente non in grado di garantire commestibilità e genuinità del prodotto.

Senza contare il danno procurato ai pescatori professionisti in regola, che dalla sleale concorrenza ad opera degli “abusivi” ricevono un evidente danno. L’attività che le Capitaneria di Porto e le Autorità di polizia e sanitarie svolgono al riguardo della pesca illegale è incessante e dove non sia possibile risalire agli autori materiali della pesca illecita, non resta che sanzionare gli acquirenti ed i detentori. Con importi che, stabiliti per legge, come si vede possono arrivare ad essere di rilevante entità.
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