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Red 26 aprile 2019
“A-Mare/Marea”, del Teatro dallarmadio, con drammaturgia di Marceddu, che firma anche la regia con Antonello Murgia, in cartellone domani sera, al TsE di Is Mirrionis, per la Stagione 2018-2019 di “Teatro senza quartiere”, organizzata dal Teatro del Segno, racconta tra realismo e poesia le memorie di una città perduta tra le atmosfere oniriche e fantastiche evocate nel prologo e nell’epilogo della scrittrice Milena Agus e le cronache di un’infanzia difficile ed un’adolescenza inquieta sullo sfondo delle periferie
Fabio Marceddu sul palco di Cagliari


CAGLIARI - Storie ai margini con “A-Mare/Marea”, la pièce originale firmata Teatro dallarmadio, con drammaturgia di Fabio Marceddu, impreziosita dal prologo e dall’epilogo della scrittrice Milena Agus, in cartellone domani, sabato 27 aprile, alle 21, al TsE di Via Quintino Sella, nel cuore di Is Mirrionis, a Cagliari, per la Stagione di “Teatro senza quartiere” 2018-2019, organizzata dal Teatro del segno nell’ambito del progetto pluriennale “Teatro senza quartiere/per un quartiere senza teatro”, che punta ad offrire agli abitanti del rione ed all’intera città un nuovo palcoscenico ed un luogo d’incontro tra arte e cultura. Sotto i riflettori, lo stesso Marceddu (sua anche la regia “a quattro mani” con Antonello Murgia), che interpreta il protagonista di una favola bizzarra, uno stralunato ma non troppo (anti)eroe, la cui esistenza movimentata, tra una nascita prodigiosa ed un’infanzia difficile, che lascia il posto ad un’adolescenza inquieta fino alle soglie di una tarda giovinezza o precoce maturità, sembra riflettere la vivacità e le molte contraddizioni di un quartiere popolare dalle atmosfere quasi “pasoliniane” alla periferia della futura metropoli.

Focus sull’educazione sentimentale e sulla scoperta dell’eros, tra riti di passaggio e curiose “letture”, per una narrazione che inizia e si chiude con le parole di Agus, affidate alla voce fuori campo di Tiziana Pani ed alle musiche di Alberto Pibiri, dall’album “Jazz legacy”, che tratteggiano un “amarcord” cagliaritano denso di memorie e nostalgia per una sorta di perduta “età dell’oro” tra le gite al mare ed i presagi della catastrofe, con l’immagine dell’acqua dal cielo in una visione del mondo capovolto, simbolo di una moderna apocalisse. «Il bello della nostra città era il mare dentro: il porto, Giorgino, il Poetto con le fermate dell’autobus che davano il nome alle spiagge: la Prima, la Quarta, la Quinta.[…] Noi di Santropaiz d’estate traslocavamo nei casotti. A Ferragosto pranzavamo in spiaggia con i malloreddus, l’anguria, che legavamo a una pietra e mettevamo in acqua per tenerla fresca, e la bottiglia di vino rosso», scrive l’autrice di “Mentre dorme il pescecane” e “Mal di pietre”, dando voce ad uno degli abitanti di quel rione dal nome esotico derivato dall’insegna di un “bar-bettola”, «Adesso, dopo l’inondazione, tutto questo è perduto, il mare ha sommerso la città, compreso il quartiere Santropaiz...».

Tra frammenti di poesia nati dalla fantasia della scrittrice prende forma l’autobiografia, decisamente “terrena”, di un personaggio il cui destino s’intreccia con quello dei suoi vicini e compagni di giochi ed avventure in una dimensione libera e “selvaggia” a metà tra l’infanzia abbandonata di chi cresce senza genitori o con parenti troppo affaticati e distratti e la terra di mezzo tra città e campagna delle periferie urbane. A-Mare/Marea” è un romanzo di formazione in chiave di monologo, il diario in pubblico del protagonista tra elementi di denuncia sociale e private amarezze che si stemperano in una prorompente ed irresistibile joie de vivre, nella capacità di gustare ogni istante e cogliere pur nel degrado le esili tracce della bellezza. Una “confessione” dagli accenti tragicomici, in cui le rivelazioni dell’età dell’innocenza “tradita” si traducono in profonda consapevolezza del significato e del valore dell’esistenza, nonostante tutto, oltre che nel coraggio misto a rassegnazione nel riconoscere ed affrontare le avversità e nella determinazione nel tentare di ribaltare e smentire la sorte e conquistare un posto nella società. Tra umiliazioni e desideri di riscatto, lo scorrere dei giorni regala emozioni e rivelazioni interessanti su di se e sugli altri anche in quell’apparente stato di natura, al di là del bene e del male.

Nella foto (di Dietrich Steinmetz): Fabio Marceddu ed Antonello Murgia
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