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Red 3 dicembre 2019
“Un mondo, nessuno, centomila”: la 17esima edizione del Festival internazionale di arti performative, che andrà in scena ad Alghero da giovedì 5 a sabato 14 dicembre, inaugura la “(s)cena al buio” dello chef Francesco Pais. Da Davide Volponi un appello per l´ambiente
FestivAlguer sonda dimensioni parallele


ALGHERO - Inizia dal gusto e da un appello per l’ambiente il viaggio attraverso le dimensioni immaginarie, oniriche, fantastiche e sensoriali di “Un mondo, nessuno, centomila”, la 17esima edizione di “FestivAlguer”, il festival internazionale di arti performative che andrà in scena ad Alghero da giovedì 5 a sabato 14 dicembre. Gli organizzatori di “ExPopTeatro”, la direttrice artistica Valeria Ciabattoni ed i loro ospiti rendono protagonisti gli spettatori, costantemente stimolati ad interagire.

Grazie a teatro, musica, arte figurativa, poesia, linguaggio del corpo e sensi, la Torre di San Giovanni, l’ex mercato della frutta ed il Teatro Civico diventano laboratori di osservazione delle molteplici dimensioni di una quotidianità fatta di strati non sempre sovrapponibili e combacianti. L’inaugurazione gourmet della kermesse, sostenuta da Comune di Alghero e dalla Fondazione Alghero, è affidata allo chef Francesco Pais, dell'Osteria Mandras Lentas di Alghero. Giovedì, alle 19, la Torre di San Giovanni ospiterà “Dark dinner”: sarà servita una suggestiva cena al buio, per provare un’avventura culinaria sensoriale estrema. È necessario prenotare telefonando al numero 349/4127271 o inviando una e-mail expopteatro@gmail.com.

Il festival entrerà immediatamente nel vivo con “Tutto il paese è mondo”. Legno, ferro, plastica, segatura, stoffa e resti industriali di vario genere diventeranno protagonisti dell’installazione di Davide Volponi, allestita nella Torre di San Giovanni e visitabile fino a sabato 14 dicembre, dalle 17 alle 21.30. «Dedico la mia ultima creazione a un’emergenza mondiale – spiega Volponi – l’opera dell’uomo che sfrutta il territorio, il nostro mondo, senza pensare a un domani».L’artista parte dalla Sardegna e «attraverso la messinscena dei disastri creati dall’uomo creo un ponte col resto della terra – aggiunge –che perde identità, perché uguale a tanti altri mondi, solo apparentemente lontani». Secondo lui, «nessun mondo è possibile se consapevolmente non ci si ferma – chiude –non si riavvolge il nastro, non si riascolta e non si riosserva il percorso catastrofico intrapreso».
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